La Circolare 2/E del 1.3.2013 dell’Agenzia dell’Entrate sulla solidarietà negli appalti.

Dopo la Circolare 40/E del 2012 l’Agentrate cerca di mettere un po’ d’ordine rispetto alle innovazioni prevsiste dal DL 83/2012 sull’arogomento solidarietà in tema di appalti, subappalti e responsabilità del Committente.
Come si ricorderà la novella legislativa non pochi problemi aveva creato nel mercato  , in un periodo di scarsa liquidità per le imprese douta alla crisi generale. Infatti la situazione venutasi a creare aveva – ed ha – ancor di più – senza che se ne  avvertisse bisogno -  una situazione di irrigidimento nei pagamenti nel settore degli appalti.
Ora Agentrate , che si ricorda aveva con la Circolare 40  dello scorso anno  cercato di porre rimedi con l’indicazione che la novità inerisse i contratti  stipulati dal 12.8.2012 ,semplificando con le autocertificazioni le dichiarazioni di avvenuto assolvimento del versamento di ritenute Irpef ed IVA ,  definisce e chiarisce alcuni dubbi, lasciando intendere che pesanti sono le sanzioni previste a carico del Committente che non effettua le verifiche mediante le documentazioni da richiedere alla filiera.
Ambito applicativo della norma.
La norma inerisce i contratti di appalto  e subappalto  ex art. 1655 del c.c.  di qualsiasi tipo e a prescindere dal settore economico . Questo dubbio emergeva in quanto la norma – e più di qualche autore aveva opposto tale eccezione- era inserita nella normativa del settore edile.
Agentrate specifica invece che la norma inerisce gli appalti di qualsiasi settore.
Contratti
La normativa inerisce, come detto , i contratti ex art. 1655 c.c. e sono esclusi  gli appalti di forniture di beni, quelli ex art 2222 c.c., contratti di trasporto, i contratti di subfornitura, le prestazioni rese in ambito consortile.
La disciplina trova applicazione anche nel subappalto.
Per quanto riguard ai rinnovi fatti a decorrere dal 12.8.2012, realtivamente a contratti stipulati prima di detta data, i rinnovi sono assorbiti nella nuova disciplina.
Esclusioni
Rimangono esclusi i privati, i condomini e le stazioni applatanti.
Non v’è però chi  non vede che la Circolare pure nel suo proposito semplificatore  non ha chiarito ancora dubbi per il settore.

Michele Regina
3_3_2013

Denuncia e comunicazione di infortunio INAIL: nuovo modulo in attesa della partenza on line a regime dal 1.7.2013

L’INAIL  con propria nota operativa presente sul sito istituzionale ha reso disponibile on line la recente  versione della procedura per l'invio telematico della denuncia/comunicazione di infortunio e il nuovo modello 4 bis Prest. che supera e sostituisce i precedenti 4 Prest. e 117 Prest.
Il T.U. sulla salute e sicurezza sul lavoro ha disciplinato , come noto , dopo sei mesi dall'emanazione del decreto interministeriale per la costituzione del S.I.N.P.- di cui si attende in vero  l’avvio a regime - , l'obbligo da parte dei datori di lavoro di:
•    a. trasmettere on line  all'Inail la comunicazione a fini statistici ed informativi di tutti gli infortuni sul lavoro che comportino un'assenza di almeno un giorno, escluso quello dell'evento, entro 48 ore a decorrere dalla ricezione del certificato medico;
•    b. trasmettere on line all’Istituto la denuncia degli infortuni che comportino un'assenza dal lavoro superiore a tre giorni, entro 48 ore a decorrere dalla ricezione del certificato medico.
Tale obbligo viene reso ancor più evidente  dal DPCM. 22 luglio 2011, che norma all'art. 1 che, "a decorrere dal 1° luglio 2013, la presentazione di istanze, dichiarazioni, dati e lo scambio di informazioni e documenti, anche a fini statistici, tra le imprese e le amministrazioni pubbliche avviene esclusivamente in via telematica".
Pertanto nel rispetto delle suddette disposizioni ed in conformità con le decisioni del Commissario Straordinario dell'INAIL l’Istituto comunica, con nota propria operativa , che saranno rilasciate con gradualità  le nuove procedure di denuncia/comunicazione di infortunio e di malattia professionale in via telematica, accessibili dal portale dell'Istituto -Punto Cliente.  Anche l’INAIL come l’INPS ha l’ansia di dematerializzare i processi , demandando la gestione via web …con non pochi problemi per datori e consulenti del lavoro!
Pertanto dal 1.7.2013 l'invio telematico sarà obbligatorio anche per le PPAA, per gli imprenditori agricoli, nonché per i privati cittadini ( lavoro domestico,  lavoro mediante voucher  di lavoro accessorio).
Per tal ragione vengono modificate  le procedure informatiche dell’Istituto con rivisitazione pure  del modulo cartaceo di denuncia e comunicazione di infortunio (modello 4 bis Prest.), utilizzabile però solo fino al 30 giugno 2013 e le relative istruzioni alla compilazione.
Tale modulo imbarca nuove  e maggiori  informazioni per i datori  e consulenti.
Infatti l’Istituto vuole avere le informazioni utili al miglioramento della gestione del rapporto assicurativo con l’acquisizione dei dati necessari al perfezionamento dell'istruttoria del caso ed ai fini  statistici.
Tra le cose nuove del modello si nota  dopo aver scelto la PAT  anche quella di individuare  la polizza e la voce di tariffa.
Viene richiesta  anche la Pec.
Inoltre nella comunicazione vi sono  i dati relativi all'Unità produttiva. Dovrà – finalmente – essere istituito il  libro  infortuni aziendale telematico.
La nota dell’INAIL  fa notare che l’obbligo esclusivo dal 1° luglio 2013 della trasmissione per via telematica delle denunce di infortunio a fini assicurativi e statistici riguarda anche il  Settore navigazione.
Ma nell’ attesa del completamento del processo di integrazione tale settore  continuerà ad utilizzare, per gli adempimenti in questione, gli appositi servizi telematici dedicati e la modulistica di riferimento, scaricabile dal sito Inail - Navigazione marittima - Circolari e moduli.

17.2.2013
Michele Regina

Interpello n° 6/2013 : la lavoratrice madre dimissionaria gode dell’ASPI solo nel primo anno di vita del bambino.

Il Ministero del lavoro, nell’interpello n. 6/2013, ha dichiarato  che la lavoratrice madre che si dimetta dal lavoro ha diritto all’Aspi solo se rassegna le dimissioni entro il primo anno di vita del bambino, periodo durante il quale vige il divieto di licenziamento  il datore di lavoro. A nulla rileva, in altre parole, che la riforma Fornero abbia esteso il periodo di convalida delle dimissioni da uno a tre anni di vita del figlio.
Con detto interpello  il CNO dei Consulenti del Lavoro ha richiesto al Ministero la propria posizione circa la corretta interpretazione della norma dell’art  55, D.Lgs. n. 151/2001,inerente le le dimissioni volontarie presentate dalla lavoratrice madre nel periodo in cui vige il divieto di licenziamento.
L’Ordine richiede se in seguito alla novella della L. n. 92/2012 (Legge Fornero),sulla convalida delle dimissioni per un periodo pari ai primi tre anni di età del bambino, la
lavoratrice madre possa  effettivamente fruire dell’indennità di disoccupazione (ora ASPI)  per lo stesso periodo.
Il Ministero risponde:
“Al fine di fornire la soluzione alla problematica sollevata, occorre muovere dalla lettura dell’art. 54, comma 1, del Decreto sopra citato, ai sensi del quale “le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro (…), nonché fino al compimento di un anno di età del bambino”. In questo periodo opera, infatti,una tutela legale a favore della lavoratrice madre, che supera l’arco temporale previsto per l’astensione obbligatoria post partum.
Si precisa, inoltre, che durante il periodo di vigenza dell’indicato divieto, la lavoratrice non può essere sospesa dal lavoro, salva l’ipotesi in cui sia stata sospesa l’attività dell’azienda o di un reparto di essa, né tantomeno essere collocata in mobilità a seguito di licenziamento collettivo, ad eccezione del caso in cui la procedura venga attivata per cessazione dell’attività imprenditoriale.
Con riferimento al periodo in cui sussiste il divieto di licenziamento, l’art 55, comma 1, D.Lgs. n. 151/2001 equipara la fattispecie delle dimissioni volontarie a quella del licenziamento verificatosi nel medesimo arco temporale, ai fini della fruizione delle “indennità previste da disposizioni di legge e contrattuali”.
Alla luce delle norme in esame, si evince che la lavoratrice madre/lavoratore padre ha diritto alla percezione delle indennità – compresa quella di disoccupazione involontaria – disposte nell’ipotesi di licenziamento, esclusivamente laddove abbia presentato la richiesta di dimissioni o sia stata licenziata entro il compimento di un anno di età del figlio.“
La legge Fornero  non ha modificato quanto sopra.
Infatti la norma   estendendo da un anno ai primi tre anni di vita del bambino il periodo in cui è necessario attivare la convalida della risoluzione consensuale del rapporto e delle dimissioni da parte della lavoratrice madre, ha rafforzato soltanto   la procedura  finalizzata alla asseverazione della  genuinità della scelta risolvere  un rapporto di lavoro da parte della madre e/o padre del bambino.
Pertanto  l’estensione temporale dell’istituto della convalida – per il Dicastero adito - non ha alcun riflesso  sul diritto all’indennità erogata a seguito di dimissioni volontarie di cui al comma 1 la quale, pertanto, può essere fruita solo nel periodo in cui vige il divieto di licenziamento: fino al compimento del primo anno di età del bambino.
 
Michele Regina
10.02.2013

Interpello N° 2/2013 : Durc e società di capitali.

Il CNO dei Consulenti del Lavoro propone istanza di interpello al Ministero per sapere se in caso di richiesta di DURC  che preveda la verifica della posizione ai fini degli obblighi contributivi ed assicurativi  nei confronti dell’INPS di una società di capitali, la stessa debba essere effettuata anche sulla posizione personale dei singoli soci. In particolare  in presenza di eventuali pregresse irregolarità contributive dei soci il CNO si domanda se e debba essere negata la regolarità contributiva della società.
 
Secondo il Ministero tale problema non si pone.
 
Infatti secondo il Dicastero  viene precisato  quali siano gli adempimenti e le verifiche da espletare in fase di rilascio del DURC in relazione alle diverse tipologie di imprese richiedenti.
Per le  società di capitali, trattandosi di persone giuridiche con autonoma e distinta soggettività giuridica ed economica   “perfetta” e, quindi,  con separazione  tra il capitale sociale e il patrimonio personale dei soci,  “il controllo di regolarità nei versamenti contributivi deve essere effettuato sulla contribuzione dovuta dai datori di lavoro per i lavoratori con rapporto di lavoro subordinato e dai committenti/associanti che occupano lavoratori con rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, resa anche nella modalitàa progetto, aventi per oggetto la prestazione di attività svolte senza vincolo di subordinazione.”
 
Nelle società di capitali  l’irregolarità della posizione contributiva personale dei singoli soci non rileva  ai fini dell’accertamento dell’irregolarità delle stesse società dato il regime patrimoniale civilistico che le regola e pertanto le stesse non possono essere chiamate a rispondere delle irregolarità contributive imputabili ai vari soci persone fisiche .
Le società di capitali, infatti, in quanto titolari di un proprio patrimonio del tutto autonomo e distinto da quello dei soci, rispondono delle obbligazioni sociali nei limiti del proprio patrimonio.
Per tale ragione  sul patrimonio sociale non possono trovare ristoro i creditori personali del socio e allo stesso modo i creditori  della società non possono escutere il patrimonio personale dei soci.
 
La posizione dei singoli soci  non può  essere oggetto di verifica al fine del rilascio del DURC della società di capitali.
Per converso la verifica  è  necessaria in caso di società di persone ed in relazione al versamento contributivo dovuto dal socio sulla propria posizione, così come del resto  vedasi  Circ. n. 5/2008 dello stesso Ministero.
 
Michele Regina
03.02.2013

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