Detassazione 2013. I chiarimenti del MLPS con la circolare 15 del 2013 del 3 aprile

La retribuzione di produttività trova il commento del Ministero del Lavoro   con la Circolare 15/2013 a valle del  D.P.C.M..
Per il Dicastero in tale retribuzione rientrano le erogazioni  retributive individuate nell’ambito della contrattazione collettiva di secondo livello  suscettibili di variazione in relazione all’andamento dell’impresa.
Più in particolare:
“L’art. 2 del D.P.C.M. 22 gennaio 2013 fornisce la definizione della “retribuzione di produttività” ai fini dell’applicazione del regime fiscale agevolato.
Il Decreto stabilisce anzitutto che “per retribuzione di produttività si intendono le voci retributive erogate, in esecuzione di contratti, con espresso riferimento ad indicatori quantitativi di produttività/redditività/qualità/efficienza/innovazione”.
Trattasi pertanto di voci retributive separatamente valorizzate all’interno della contrattazione collettiva, suscettibili di variazione in relazione all’andamento dell’impresa. Più in particolare tali voci possono variare sulla base di indicatori quantitativi che vadano a remunerare un apporto lavorativo finalizzato ad un miglioramento della produttività in senso lato e quindi anche ad una “efficientazione” aziendale. Tali voci retributive possono infatti far riferimento alternativamente ad indicatori di produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione e pertanto è sufficiente la previsione della correlazione ad uno solo di essi da parte della contrattazione collettiva per l’applicabilità della agevolazione. In ogni caso deve trattarsi di importi collegati ad indicatori quantitativi e che possono essere anche incerti nella loro corresponsione o nel loro ammontare.
A titolo puramente esemplificativo, tali voci possono essere collegate:
- all’andamento del fatturato;
- ad una maggior soddisfazione della clientela rilevabile dal numero dei clienti cui si dà riscontro;
- a minori costi di produzione a seguito dell’utilizzo di nuove tecnologie;
- alla lavorazione di periodi di riposo di origine pattizia (ad es. ROL);
- a prestazioni lavorative aggiuntive rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale di categoria;
- a premi di rendimento o produttività (quali ad es. quelli che già fruiscono dello sgravio contributivo ai sensi dell’art. 1, comma 67, della L. n. 247/2007) ovvero a quote retributive ed eventuali maggiorazioni corrisposte in funzione di particolari sistemi orari adottati dall’azienda come: a ciclo continuo, sistemi di “banca delle ore”, indennità di reperibilità, di turno o di presenza, clausole flessibili o elastiche;
- ai ristorni ai soci delle cooperative nella misura in cui siano collegati ad un miglioramento della produttività come sopra specificato.
Qualora, ai fini del raggiungimento degli obiettivi di miglioramento della produttività, gli accordi collettivi territoriali o aziendali prevedano, in particolare:
- modifiche alla distribuzione degli orari di lavoro esistenti in azienda;
- modifiche orientate alla gestione di turnazioni o giornate aggiuntive (ad es. lavoro domenicale o festivo), e/o a orari a scorrimento su giornate non lavorative e/o alla gestione delle modalità attuative dei regimi di flessibilità previsti dai contratti collettivi nazionali di categoria e/o ad analoghi interventi tesi al miglioramento dell’utilizzo degli impianti e dell’organizzazione del lavoro, tali modifiche potranno comportare l’applicazione della agevolazione sulle corrispondenti quote orarie ed eventuali maggiorazioni, agevolazione cumulabile con quella riconosciuta sui premi di produttività.
In via alternativa il Decreto introduce una ulteriore definizione di retribuzione di produttività, intendendo per essa le voci retributive erogate in esecuzione di contratti che prevedano l’attivazione di almeno una misura in almeno 3 delle aree di intervento di seguito elencate:
a) ridefinizione dei sistemi di orari e della loro distribuzione con modelli flessibili, anche in rapporto agli investimenti, all’innovazione tecnologica e alla fluttuazione dei mercati finalizzati ad un più efficiente utilizzo delle strutture produttive idoneo a raggiungere gli obiettivi di produttività convenuti mediante una programmazione mensile della quantità e della collocazione oraria della prestazione;
b) introduzione di una distribuzione flessibile delle ferie mediante una programmazione aziendale anche non continuativa delle giornate di ferie eccedenti le due settimane;
c) adozione di misure volte a rendere compatibile l’impiego di nuove tecnologie con la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori, nel rispetto dell’art.4 della L. n. 300/1970, per facilitare l’attivazione di strumenti informatici, indispensabili per lo svolgimento delle attività lavorative;
d) attivazione di interventi in materia di fungibilità delle mansioni e di integrazione delle competenze, anche funzionali a processi di innovazione tecnologica, nel rispetto dell’art. 13 della L.n. 300/1970.
In sostanza, in questa seconda ipotesi, il Decreto prevede l’applicabilità della agevolazione qualora si dia esecuzione a contratti collettivi che prevedano congiuntamente l’introduzione di almeno una misura in almeno 3 delle aree di intervento di cui alle lett. a), b), c), e d).
Tali interventi migliorativi possono dunque consistere, anche in tal caso a titolo puramente esemplificativo, nella introduzione di turnazioni orarie che consentano un più efficiente utilizzo delle strutture produttive, unitamente alla distribuzione delle ferie che consenta un utilizzo continuativo delle stesse strutture, nonché in una più ampia fungibilità di mansioni tale da consentire un impiego più flessibile del personale.“

L’agevolazione fiscale  consiste nella possibilità per i lavoratori – titolari di un reddito di lavoro dipendente fino a 40mila euro - di poter subire  ritenute ai fini IRPEF  con la sola aliquota del 10% sui premi di produttività , ma nel limite massimo di  un imponibile fiscale di 2.500,00  euro annui.
Tale imposta sostitutiva sostituisce appunto l’aliquota ordinaria, che sarebbe applicabile e le addizionali. Ovviamente andrà analizzata caso per caso l’effettiva convenienza per l’imposta sostitutiva: in specie  in caso di presenza di particolari detrazioni e deduzioni in capo ai diretti percipienti che potrebbero far propendere per una tassazione ordinaria.
Le somme di che trattasi, come detto, devono trarre origine normativa ed essere erogate  in esecuzione di contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale  nel rispetto della normativa e degli  accordi interconfederali vigenti, da associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operanti in azienda.
Per le aziende prive di rsa o rsu vi è  la possibilità di sottoscrivere contratti con una o più associazioni dei lavoratori a livello territoriale.
I datori di lavoro  secondo il DPCM  sono  tenuti a “depositare i contratti presso la Direzione territoriale del lavoro territorialmente competente entro trenta giorni dalla loro sottoscrizione, con allegata autodichiarazione di conformità dell’accordo depositato alledisposizioni del presente Decreto”.
Ma per i contratti già sottoscritti alla data della pubblicazione del  DPCM  la data per il deposito  decorre dall’ entrata in vigore dello stesso decreto.
Viene confermato che  l’agevolazione non potrà applicarsi per il periodo anteriore alla data di sottoscrizione del contratto collettivo di secondo livello: per un contratto sottoscritto pertanto il 1° febbraio sarà possibile applicare l’agevolazione solo a partire da tale mese, senza possibilità di far “retroagire” l’efficacia delle previsioni collettive.
I contratti sottoscritti in vigenza pregressa normativa – secondo il Ministero -  che prevedano l’erogazione di una retribuzione di produttività coincidente con una o entrambe le nozioni contenute del decreto, sarà possibile l’applicazione dell’agevolazione sin dal 1° gennaio del corrente anno;  ma in tal caso necesiterà una autodichiarazione  che dovrà  confermare la corrispondenza dei contenuti del contratto con le condizioni stabilite dal Decreto.
Detta autodichiarazione di conformità  dovrà essere allegata  ai contratti da depositare.
Per i contratti invece che siano stati  già depositati presso le Direzioni territoriali del lavoro a qualsiasi titolo sarà sufficiente che l’autodichiarazione indichi gli estremi di tali contratti, senza necessità di un nuovo deposito.
L’autodichiarazione potrà essere inviata ai fini ella certezza della alla DTL anche tramite posta certificata e la data dell’invio sarà equiparata al deposito.
 
Michele Regina ,CdL
7.4.2013

Novità lavoro di fine mese di marzo 2013

Novità lavoro di fine mese di marzo 2013  :
a) Svantaggiati per il settore interinale e incentivi per le donne assunte fino al 2012 con contratto di inserimento  ;
b) contributo Aspi ordinario e addizionale ( precisazioni ) ;
c) lavoro accessorio ;
d) le nuove modalità di  comunicazione avvio lavoro intermittente.

 

 

a) E’ stato adottato   il Decreto sugli svantaggiati , in attesa di pubblicazione su GURI , per quanto concerne l’ atteso approfondimento normativo  ,  la cui assunzione consente di somministrare a termine senza i vincoli previsti dal comma 4 art. 20 del Dlgs 276/2003 . Si ricorda che tale novità è stata introdotta dal Dlgs 24/2012 di recepimento della direttiva europea sul lavoro interinale.
Tale novella offre maggiori opportuntià commerciali per le agenzie per il lavoro e per gli stessi utilizzatori ai fini della somministrazione di tali particolari categorie : in particolare  assenza di causale specifica e  assenza di contigentamento previsto dai CCNL degli utilizzatori.
Solo per precisazione  se tali assunzioni sono riferite a soggetti over 50 anni disoccupati da oltre 12 mesi  e donne di qualsiasi età disoccupate da almeno  sei mesi ( per alcune regioni ) o da almeno 24 mesi per tutte le regioni  ci sono anche le riduzioni contributive previste dalla Legge Fornero per la cui fruizione si  è ancora  in attesa dei decreti attuativi.

Ma venendo al decreto appena varato la norma , art. 20 , comma 5 ter del citato Dlgs  ,  consente quanto di seguito  :
5-ter. Le disposizioni di cui al comma 4 non operano qualora il contratto di somministrazione preveda l'utilizzo: a) di soggetti disoccupati percettori dell'indennità' ordinaria di disoccupazione non agricola con requisiti normali o ridotti, da almeno sei mesi; b) di soggetti comunque percettori di ammortizzatori sociali, anche in deroga, da almeno sei mesi. Resta comunque fermo quanto previsto dei commi 4 e 5 dell'articolo 8 del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160; c) di lavoratori definiti "svantaggiati" o "molto svantaggiati" ai sensi dei numeri 18) e 19) dell'articolo 2 del regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008. Con decreto di natura non regolamentare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, si provvede all'individuazione dei lavoratori di cui alle lettere a), b) ed e) del n. 18) dell'articolo 2 del suddetto regolamento (CE) n. 800/2008.

Come detto il decreto in questione , previsto dallo stesso comma 5 ter, è stato adottato  dalla Ministra Fornero – in attesa di pubblicazione su GURI per la sua efficacia-  e prevede nel suo unico articolo
che sono da considerarsi lavoratori svantaggiati quanti:

a) non hanno un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, ovvero i soggetti che, negli ultimi sei mesi, non hanno prestato attività lavorativa di natura subordinata della durata di almeno sei mesi o che, negli ultimi sei mesi, hanno svolto attività lavorativa di natura autonoma o parasubordinata dalla quale derivi un reddito inferiore al reddito annuale minimo personale escluso da imposizione;

b) non possiedono un diploma di scuola media superiore o professionale (ISCED 3), ovvero coloro che non abbiano conseguito un titolo di studio d’istruzione secondaria superiore, rientrante nel livello terzo della classificazione internazionale sui livelli d’istruzione;

c) sono occupati in uno dei settori economici dove c’è un tasso di disparità uomo-donna che supera di almeno il 25% la disparità media uomo-donna in tutti i settori economici italiani e appartengono al genere sottorappresentato, considerando a tal fine i settori annualmente individuati dalla Rilevazione Continua sulle Forze di lavoro effettuata dall’ISTAT.

Il Ministero del lavoro ha anche adottato , tra l’altro ,  il decreto , atteso in verità da molto  tempo , che  concerne la agevolazioni per le assunzioni con contratto di inserimento di donne  fino al 2012  .  Anche tale decreto è in attesa di pubblicazione in GURI . Si ricorda che tale provvedimento consente di riconoscere incentivi economici in favore dei datori di lavoro che abbiano assunto, negli anni dal 2009 al 2012, donne prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi e residenti in regioni caratterizzate da elevati tassi di disoccupazione femminile.

b) Per quanto concerne l’ASPI  con la circolare 44 del 2013 l’INPS tra le altre cose ritorna sulla contribuzione ordinaria ed addizionale .
Per quella ordinaria l’Istituto rammenta che per le Agenzie per il lavoro  la stessa  per i lavoratori somministrati ( esclusi quelli di struttura quindi ) è pari all’1,31 % , mentre quella addizionale dell’1,4%  potrebbe subire – ove presenti-  i decrementi previsti per le eventuali agevolazioni  previste dalla normativa  per l’assunzione di determinate categorie di lavoratori  ( contratto di  inserimento fino al 31.12.2012 , donne e over 50 anni di cui alla L. 92/2012 ), mentre non è dovuta per le assunzioni di lavoratori dalle liste di mobilità per effetto di una lettura sistematica della Legge 92.

 

c) La circolare 49/2013 approfondisce le novità a valle della citata Legge 92/2012 introdotte sul lavoro c.d. accessorio  .
Infatti a differenza della precedente normativa, che indicava specifiche tipologie di attività e categorie di prestatori, il lavoro occasionale di tipo accessorio nella nuova disciplina non è soggetto ad alcuna esclusione, sia di tipo soggettivo che oggettivo, ad eccezione del richiamo esplicito a studenti e pensionati per le attività agricole stagionali e dei soggetti iscritti l'anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli, per le attività agricole svolte a favore dei soggetti di cui all’articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
Pertanto, a decorrere dal 18 luglio 2012, data di entrata in vigore della legge n. 92/2012, con riferimento ai buoni lavoro acquistati a far tempo da tale data, il lavoro occasionale accessorio può essere svolto per ogni tipo di attività e da qualsiasi soggetto (disoccupato, inoccupato, lavoratore autonomo o subordinato, full-time o part-time, pensionato, studente, percettore di prestazioni a sostegno del reddito), ovviamente nei limiti del compenso economico previsto.
In considerazione di finalità antielusive, si ritiene di confermare che il ricorso all’istituto del lavoro occasionale non è compatibile con lo status di lavoratore subordinato (a tempo pieno o parziale), se impiegato presso lo stesso datore di lavoro titolare del contratto di lavoro dipendente.

Importi massimi da considerare al lordo dei contributi .
Infatti  la nuova normativa sui buoni lavoro modifica il parametro di riferimento economico che qualifica il lavoro occasionale accessorio, spostandolo sul prestatore a cui riferire tale nuovo limite.
Si prevede  pertanto che il compenso complessivamente percepito dal prestatore non possa essere superiore:

  • a 5.000 euro nel corso di un anno solare, con riferimento alla totalità dei committenti, da intendersi come importo netto per il prestatore, pari a 6.666 € lordi;
  • a 2.000 euro per prestazioni svolte a favore di imprenditori commerciali o professionisti, con riferimento a ciascun committente, da intendersi come importo netto per il prestatore, pari a 2.666 € lordi;
  • a 3.000 euro per anno solare per i prestatori percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito che, per l’anno 2013, possono effettuare lavoro accessorio in tutti i settori produttivi compresi gli enti locali, da intendersi come importo netto per il prestatore, corrispondenti a 4000 € lordi.

Per i buoni lavoro che rientrano nella fase transitoria e quindi fino al 31 maggio 2013 continuano, invece, come precisato successivamente, ad operare i previgenti limiti economici-

Per  la categoria dei  “pensionati”  possono beneficiare del lavoro accessorio i titolari di trattamenti di anzianità o di pensione anticipata, pensione di vecchiaia, pensione di reversibilità, assegno sociale, assegno ordinario di invalidità e pensione agli invalidi civili nonché tutti gli altri trattamenti che risultano compatibili con lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa.
Resta escluso che possa accedere alla prestazione di lavoro occasionale accessorio il titolare di trattamenti, per i quali è accertata l’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, quale il trattamento di inabilità.
Per i disoccupati si prevede che il “compenso è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio” per cui si conferma che l’utilizzatore del buono lavoro (ossia il prestatore) possa essere rispettivamente disoccupato o inoccupato.

 

 

d) Per il lavoro intermittente è stato adottato dal Ministero il decreto , in attesa di pubblicazione , circa le modalità  di comunicazione di avvio dei lavoratori c.d. intermittenti.
Saranno ammesse  due sole modalità con deroghe solo in caso di malfunzionamento dei sistemi informatici .

Il decreto, che entrerà in vigore il quindicesimo giorno successivo alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, introduce il modello di comunicazione 'UNI- intermittente' come strumento per l’adempimento della comunicazione. Il modello deve contenere i dati identificativi del lavoratore e del datore di lavoro e la data di inizio e fine cui la chiamata si riferisce.

Il modulo deve essere trasmesso esclusivamente secondo una delle seguenti modalità:

• via email all’indirizzo di posta elettronica certificata
• attraverso il servizio informatico reso disponibile sul portale Cliclavoro

La modalità SMS è ammessa esclusivamente in caso di prestazione da rendersi non oltre le 12 ore dalla comunicazione. L’SMS deve contenere almeno il codice fiscale del lavoratore.

E’ stata reintrodotta la possibilità di utilizzare il fax, ma solo in caso di malfunzionamento dei sistemi sopracitati (i sistemi di trasmissione del modello UNI- intermittente). In questo caso il datore di lavoro può inviare un fax alla Direzione territoriale del lavoro competente. Costituisce prova dell’adempimento dell’obbligo la comunicazione del malfunzionamento del sistema unitamente alla ricevuta di trasmissione del fax.

 

Michele Regina

1 aprile 2013

Novità lavoro di fine mese di marzo 2013

Novità lavoro di fine mese di marzo 2013  :

a) Svantaggiati per il settore interinale e incentivi per le donne assunte fino al 2012 con contratto di inserimento  ;
b) contributo Aspi ordinario e addizionale ( precisazioni ) ;
c) lavoro accessorio ;
d) le nuove modalità di  comunicazione avvio lavoro intermittente.

 

 

a) E’ stato adottato   il Decreto sugli svantaggiati , in attesa di pubblicazione su GURI , per quanto concerne l’ atteso approfondimento normativo  ,  la cui assunzione consente di somministrare a termine senza i vincoli previsti dal comma 4 art. 20 del Dlgs 276/2003 . Si ricorda che tale novità è stata introdotta dal Dlgs 24/2012 di recepimento della direttiva europea sul lavoro interinale.
Tale novella offre maggiori opportuntià commerciali per le agenzie per il lavoro e per gli stessi utilizzatori ai fini della somministrazione di tali particolari categorie : in particolare  assenza di causale specifica e  assenza di contigentamento previsto dai CCNL degli utilizzatori.
Solo per precisazione  se tali assunzioni sono riferite a soggetti over 50 anni disoccupati da oltre 12 mesi  e donne di qualsiasi età disoccupate da almeno  sei mesi ( per alcune regioni ) o da almeno 24 mesi per tutte le regioni  ci sono anche le riduzioni contributive previste dalla Legge Fornero per la cui fruizione si  è ancora  in attesa dei decreti attuativi.

Ma venendo al decreto appena varato la norma , art. 20 , comma 5 ter del citato Dlgs  ,  consente quanto di seguito  :
5-ter. Le disposizioni di cui al comma 4 non operano qualora il contratto di somministrazione preveda l'utilizzo: a) di soggetti disoccupati percettori dell'indennità' ordinaria di disoccupazione non agricola con requisiti normali o ridotti, da almeno sei mesi; b) di soggetti comunque percettori di ammortizzatori sociali, anche in deroga, da almeno sei mesi. Resta comunque fermo quanto previsto dei commi 4 e 5 dell'articolo 8 del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160; c) di lavoratori definiti "svantaggiati" o "molto svantaggiati" ai sensi dei numeri 18) e 19) dell'articolo 2 del regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008. Con decreto di natura non regolamentare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, si provvede all'individuazione dei lavoratori di cui alle lettere a), b) ed e) del n. 18) dell'articolo 2 del suddetto regolamento (CE) n. 800/2008.

Come detto il decreto in questione , previsto dallo stesso comma 5 ter, è stato adottato  dalla Ministra Fornero – in attesa di pubblicazione su GURI per la sua efficacia-  e prevede nel suo unico articolo
che sono da considerarsi lavoratori svantaggiati quanti:

a) non hanno un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, ovvero i soggetti che, negli ultimi sei mesi, non hanno prestato attività lavorativa di natura subordinata della durata di almeno sei mesi o che, negli ultimi sei mesi, hanno svolto attività lavorativa di natura autonoma o parasubordinata dalla quale derivi un reddito inferiore al reddito annuale minimo personale escluso da imposizione;

b) non possiedono un diploma di scuola media superiore o professionale (ISCED 3), ovvero coloro che non abbiano conseguito un titolo di studio d’istruzione secondaria superiore, rientrante nel livello terzo della classificazione internazionale sui livelli d’istruzione;

c) sono occupati in uno dei settori economici dove c’è un tasso di disparità uomo-donna che supera di almeno il 25% la disparità media uomo-donna in tutti i settori economici italiani e appartengono al genere sottorappresentato, considerando a tal fine i settori annualmente individuati dalla Rilevazione Continua sulle Forze di lavoro effettuata dall’ISTAT.

Il Ministero del lavoro ha anche adottato , tra l’altro ,  il decreto , atteso in verità da molto  tempo , che  concerne la agevolazioni per le assunzioni con contratto di inserimento di donne  fino al 2012  .  Anche tale decreto è in attesa di pubblicazione in GURI . Si ricorda che tale provvedimento consente di riconoscere incentivi economici in favore dei datori di lavoro che abbiano assunto, negli anni dal 2009 al 2012, donne prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi e residenti in regioni caratterizzate da elevati tassi di disoccupazione femminile.

b) Per quanto concerne l’ASPI  con la circolare 44 del 2013 l’INPS tra le altre cose ritorna sulla contribuzione ordinaria ed addizionale .
Per quella ordinaria l’Istituto rammenta che per le Agenzie per il lavoro  la stessa  per i lavoratori somministrati ( esclusi quelli di struttura quindi ) è pari all’1,31 % , mentre quella addizionale dell’1,4%  potrebbe subire – ove presenti-  i decrementi previsti per le eventuali agevolazioni  previste dalla normativa  per l’assunzione di determinate categorie di lavoratori  ( contratto di  inserimento fino al 31.12.2012 , donne e over 50 anni di cui alla L. 92/2012 ), mentre non è dovuta per le assunzioni di lavoratori dalle liste di mobilità per effetto di una lettura sistematica della Legge 92.

 

c) La circolare 49/2013 approfondisce le novità a valle della citata Legge 92/2012 introdotte sul lavoro c.d. accessorio  .
Infatti a differenza della precedente normativa, che indicava specifiche tipologie di attività e categorie di prestatori, il lavoro occasionale di tipo accessorio nella nuova disciplina non è soggetto ad alcuna esclusione, sia di tipo soggettivo che oggettivo, ad eccezione del richiamo esplicito a studenti e pensionati per le attività agricole stagionali e dei soggetti iscritti l'anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli, per le attività agricole svolte a favore dei soggetti di cui all’articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
Pertanto, a decorrere dal 18 luglio 2012, data di entrata in vigore della legge n. 92/2012, con riferimento ai buoni lavoro acquistati a far tempo da tale data, il lavoro occasionale accessorio può essere svolto per ogni tipo di attività e da qualsiasi soggetto (disoccupato, inoccupato, lavoratore autonomo o subordinato, full-time o part-time, pensionato, studente, percettore di prestazioni a sostegno del reddito), ovviamente nei limiti del compenso economico previsto.
In considerazione di finalità antielusive, si ritiene di confermare che il ricorso all’istituto del lavoro occasionale non è compatibile con lo status di lavoratore subordinato (a tempo pieno o parziale), se impiegato presso lo stesso datore di lavoro titolare del contratto di lavoro dipendente.

Importi massimi da considerare al lordo dei contributi .
Infatti  la nuova normativa sui buoni lavoro modifica il parametro di riferimento economico che qualifica il lavoro occasionale accessorio, spostandolo sul prestatore a cui riferire tale nuovo limite.
Si prevede  pertanto che il compenso complessivamente percepito dal prestatore non possa essere superiore:

  • a 5.000 euro nel corso di un anno solare, con riferimento alla totalità dei committenti, da intendersi come importo netto per il prestatore, pari a 6.666 € lordi;
  • a 2.000 euro per prestazioni svolte a favore di imprenditori commerciali o professionisti, con riferimento a ciascun committente, da intendersi come importo netto per il prestatore, pari a 2.666 € lordi;
  • a 3.000 euro per anno solare per i prestatori percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito che, per l’anno 2013, possono effettuare lavoro accessorio in tutti i settori produttivi compresi gli enti locali, da intendersi come importo netto per il prestatore, corrispondenti a 4000 € lordi.

Per i buoni lavoro che rientrano nella fase transitoria e quindi fino al 31 maggio 2013 continuano, invece, come precisato successivamente, ad operare i previgenti limiti economici-

Per  la categoria dei  “pensionati”  possono beneficiare del lavoro accessorio i titolari di trattamenti di anzianità o di pensione anticipata, pensione di vecchiaia, pensione di reversibilità, assegno sociale, assegno ordinario di invalidità e pensione agli invalidi civili nonché tutti gli altri trattamenti che risultano compatibili con lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa.
Resta escluso che possa accedere alla prestazione di lavoro occasionale accessorio il titolare di trattamenti, per i quali è accertata l’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, quale il trattamento di inabilità.
Per i disoccupati si prevede che il “compenso è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio” per cui si conferma che l’utilizzatore del buono lavoro (ossia il prestatore) possa essere rispettivamente disoccupato o inoccupato.

 

 

d) Per il lavoro intermittente è stato adottato dal Ministero il decreto , in attesa di pubblicazione , circa le modalità  di comunicazione di avvio dei lavoratori c.d. intermittenti.
Saranno ammesse  due sole modalità con deroghe solo in caso di malfunzionamento dei sistemi informatici .

Il decreto, che entrerà in vigore il quindicesimo giorno successivo alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, introduce il modello di comunicazione 'UNI- intermittente' come strumento per l’adempimento della comunicazione. Il modello deve contenere i dati identificativi del lavoratore e del datore di lavoro e la data di inizio e fine cui la chiamata si riferisce.

Il modulo deve essere trasmesso esclusivamente secondo una delle seguenti modalità:

• via email all’indirizzo di posta elettronica certificata
• attraverso il servizio informatico reso disponibile sul portale Cliclavoro

La modalità SMS è ammessa esclusivamente in caso di prestazione da rendersi non oltre le 12 ore dalla comunicazione. L’SMS deve contenere almeno il codice fiscale del lavoratore.

E’ stata reintrodotta la possibilità di utilizzare il fax, ma solo in caso di malfunzionamento dei sistemi sopracitati (i sistemi di trasmissione del modello UNI- intermittente). In questo caso il datore di lavoro può inviare un fax alla Direzione territoriale del lavoro competente. Costituisce prova dell’adempimento dell’obbligo la comunicazione del malfunzionamento del sistema unitamente alla ricevuta di trasmissione del fax.

 

Michele Regina

1 aprile 2013

La Circolare 44/2013 dell’INPS su c.d. ticket licenziamento.

Come si ricorderà la L:92/2012 ha tra le altre cose introdotto un nuovo contributo in occasione della cessazione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato teso a finanziare la c.d. ASPI (la nuova indennità di disoccupazione).

Infatti la legge recita: «Nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto all'ASpI, intervenuti a decorrere dal 1° gennaio 2013, è dovuta, a carico del datore di lavoro, una somma pari al 41 per cento del massimale mensile di ASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Nel computo dell'anzianità aziendale sono compresi i periodi di lavoro con contratto diverso da quello a tempo indeterminato, se il rapporto e' proseguito senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione di cui al comma 30».
 
 
La legge, infatti, introduce un nesso tra il contributo e il teorico diritto all’ASpI da parte del lavoratore il cui rapporto di lavoro è stato interrotto; conseguentemente, i datori di lavoro saranno tenuti all’assolvimento della contribuzione in tutti i casi in cui la cessazione del rapporto generi in capo al lavoratore il teorico diritto alla nuova indennità, a prescindere dall’effettiva percezione della stessa.
Restanoescluse dall’obbligo contributivo in argomento le cessazioni del rapporto di lavoro a seguito di:

a) dimissioni (ad eccezione di quelle per giusta causa o quelle  intervenute durante il periodo tutelato di maternità;
b) risoluzioni consensuali, ad eccezione di quelle derivanti da procedura di conciliazione presso la D.T.L. nonché da trasferimento del dipendente ad altra sede della stessa azienda distante più di 50 km dalla residenza del lavoratore e\o mediamente raggiungibile in 80 minuti o più con i mezzi pubblici;
c) decesso del lavoratore.
 
L’Istituto ricorda che la  norma successiva alla L.92  ha sostituito il precedente parametro del 50% del trattamento ASpI spettante al lavoratore cessato con il 41% del massimale mensile.
 
Per l’INPS  ne deriva che per le interruzioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato intervenute nel 2013, a decorrere dal 1 gennaio, per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni, la contribuzione da versare sarà pari a € 483,80 (€1.180X41%).
Per i soggetti che possono vantare 36 mesi di anzianità aziendale, l’importo massimo da versare nel 2013 sarà, quindi, € 1.451,00 (€483,80 X 3).
Su tale aspetto rimane qualche dubbio in quanto la normativa successiva alla L.92 aveva inteso correlare la percentuale non al massimale di 1.180,00 euro ma a quello previsto per il pagamento degli ammortizzatori per il corrente anno (più basso).
 
Ma sono importanti altre novità in merito:  

     1) il contributo è scollegato all’importo della prestazione individuale; conseguentemente, lo stesso è dovuto nella misura indicata, a prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro cessato (full time o part time);
 
     2) per i rapporti di lavoro inferiori ai dodici mesi], il contributo va rideterminato in proporzione al numero dei mesi di durata del rapporto di lavoro; a tal fine, si considera mese intero quello in cui la prestazione lavorativa si sia protratta per almeno 15 giorni di calendario. Per un rapporto di 10 mesi, ad esempio, l’importo da versare nel 2013 sarà pari a € 403,16];
 
     3) nell’anzianità aziendale si devono includere tutti i periodi di lavoro a  tempo indeterminato. Quelli a tempo determinato si computano se il rapporto è stato trasformato senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione del contributo dell’1,40% .Nel computo dell’anzianità aziendale non si tiene conto dei periodi di congedo di cui all’articolo 42, c. 5 del D.lgs, 151/2001;
 
     4) la contribuzione va sempre assolta in unica soluzione, non essendo prevista una definizione rateizzata.
 
Inoltre il contributo è dovuto anche per le interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni o dal recesso del lavoratore, ivi compreso il recesso del datore di lavoro al termine del periodo di formazione di cui all’art. 2, co. 1, lett. m) del D.lgs. n.167/2011.
 
Il contributo è dovuto  nei casi di dimissioni dell’apprendista per giusta causa o intervenute durante il periodo tutelato di maternità.
 
Inoltre la contribuzione deve essere versata nei casi di procedura di conciliazione da tenersi presso la D.T.L. secondo le modalità previste all’art. 7 della legge n. 604/. In tale fattispecie , qualora la conciliazione abbia un esito positivo e preveda una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, è riconosciuta espressamente al lavoratore l’erogazione della nuova indennità ASpI.
 
L’articolo 2, c. 35 stabilisce che, a far tempo da  1º gennaio 2017, nei casi di licenziamento collettivo in cui la dichiarazione di eccedenza del personale ex art. 4, c.9, della legge n. 223/1991, non abbia formato oggetto di accordo sindacale, il contributo di cui trattasi è moltiplicato per tre volte.
Il contributo è escluso  fino al 31 dicembre 2016 per i datori tenuti al versamento del contributo d’ingresso nelle procedure di mobilità ex art. 5, co. 4, legge n. 223/91.
 
Il contributo non è altresì dovuto per il periodo 2013 – 2015, nei seguenti casi:
 
     A) licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro, in applicazione di clausole sociali che garantiscano la continuità occupazionale prevista dai CCNNLL;
     B) interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere.  
 
Come già illustrato nella circolare n. 140/2012, l’assicurazione ASpI è caratterizzata da un sistema di finanziamento alimentato da un contributo ordinario nonché da maggiorazioni contributive.
 
Riguardo al contributo ordinario, si ribadisce che lo stesso è dovuto in misura piena  (1,31%+0,30%) per gli apprendisti, compresi quelli per cui opera – secondo i criteri illustrati nella circolare n. 128/2012- lo sgravio contributivo introdotto dalla legge n. 183/2011.
La medesima contribuzione (1,61%) risulta dovuta, da “gennaio 2013”, con riferimento agli apprendisti mantenuti in servizio al termine del periodo di formazione ex art. 7, c. 9 del D,lgs n. 167/2011.
Per i rapporti di apprendistato instaurati con lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, invece, stante il combinato disposto di cui agli articoli 7, c. 4, del Dlgs. 167/2011 e 2, c. 37, della legge 92/2012, il carico contributivo datoriale rimane fissato in misura pari al 10%, per la durata di 18 mesi dalla data di assunzione.
Per i dipendenti somministrati, il contributo ordinario ASpI resta determinato in misura pari a 1,31% e non comprende l’ulteriore percentuale (0,30%) di cui all’articolo 25 della legge n. 845/1978.
 
Con riferimento al contributo addizionale (1,40%) - introdotto dall’art. 2, co. 28, della legge n. 92/2012 in relazione ai rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato – si fa presente che sullo stesso potranno, ovviamente, operare le riduzioni contributive previste dall’ordinamento per tutte le tipologie di assunzioni a tempo determinato agevolate (es. contratti di inserimento ex D.Lgs. 276/2003, stipulati entro il 31 dicembre 2012; assunzioni di over 50 disoccupati da oltre dodici mesi o di donne, introdotte dall’articolo 4, commi 8 e 11 della legge 92/2012).
 
Stante il già richiamato disposto di cui all’articolo 2, c. 37 della legge di riforma del mercato del lavoro, il medesimo contributo non è dovuto nelle ipotesi di assunzione a tempo determinato, ex articolo 8, c. 2 della legge n. 223/1991, di lavoratori in mobilità.
 
Roma 24.03.2013
Michele Regina

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