Il 31 luglio prossimo scade il termine per l’istanza di esonero dell’assunzione disabili .

Si ricorda che il 31 luglio  p.v.  le aziende che desiderano fruire dell'esonero dall'obbligo di assunzione di lavoratori disabili, devono presentare l'istanza telematica al Ministero del lavoro.
Il termine del 31 luglio è stato di recente  prorogato.
Infatti , come noto,  il  Ministero del Lavoro  con nota protocollo n°3879 del 1.7.2016  ha diffferito al 31 luglio 2016 il termine per presentare l’autocertificazione dell’esonero dall’obbligo di assunzione dei disabili da parte dei datori di lavoro che occupano dipendenti impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio INAIL pari o superiore al 60‰.
Ciò , secondo il Ministero , si è reso necessario per le  novità introdotte dal D. Lgs. 14 settembre 2015, n. 151, art. 5 comma 1 lett. b) in materia di esonero autocertificato dagli obblighi di assunzione di cui alla Legge 68/1999 per i datori di lavoro che occupano , come detto ,   operatori  impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini INAIL pari o superiore al 60 per mille, e, soprattutto ,  in considerazione delle segnalazioni ricevute dalle aziende che hanno utilizzato la procedura telematica per la trasmissione delle autocertificazioni.
Per  quanto sopra al fine di intervenire su alcune logiche di verifica e calcolo applicate dalla procedura telematica si  è resa  necessaria la proroga  al 31 luglio 2016 .
Le aziende effettuano  il primo versamento del contributo esonerativo nei 5 giorni lavorativi precedenti l'autocertificazione a copertura del periodo dalla data di presentazione dell'autocertificazione al termine del trimestre.
Gli estremi del pagamento devono essere dichiarati nel modello da trasmettere.

Aggiornamento procedura acquisizione per via telematica delle domande di maternità di congedo post partum nei casi di parto prematuro - circolare Inps n.69 del 28/04/2016

Con il messaggio 3131 del 20.7.2016 l'INPS accende il semaforo verde per l'invio telematico delle domande di congedo di maternità per lavoratrici e lavoratori dipendenti e iscritti alla gestione separata nei periodi post partum in caso di parto prematuro.
Con il messaggio di che trattasi, infatti ,  l’Istituto informa  sull’innovazione ed adeguamento  delle applicazioni a valle della modifiche apportate dal  Jobs Act.
Gli aggiornamenti danno esecuzione , quindi , a quanto previsto dal decreto legislativo n. 80 del 15 giugno 2015, articoli 2, 3 e 4 – indicati anche con la circolare Inps n. 69 del 28/04/2016 inerente la modifica degli artt. 16 e 26 D.lgs. n. 151 del 2001 (T.U.delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità).
In particolare l’argomento inerisce  il  congedo di maternità in caso di parto prematuro e sospensione del congedo in caso  ricovero del bambino, la modifica dell’art. 24 T.U. in materia di conservazione del diritto all’indennità di maternità, la modalità di pagamento, regime fiscale e istruzioni contabili.
L’aggiornamento  riguarda  i casi di parti  fortemente prematuri da intendersi quelli che si verificano prima dei 2 mesi antecedenti la data presunta del parto, cioè prima dell’inizio del congedo ordinario secondo la lett. a dell’art. 16 del T.U sulla maternità ..
Come noto il citato  Decreto legislativo n. 80  ha previsto che, nella fattispecie di parto fortemente prematuro, che si verifica prima dei 2 mesi antecedenti alla data presunta del parto e ed in data antecedente il periodo di congedo obbligatorio per maternità, il congedo si calcola aggiungendo ai 3 mesi post partum tutti i giorni compresi tra la data del parto fortemente prematuro e la data presunta del parto : verificandosi ciò la durata complessiva del congedo risulta evidentemente  maggiore rispetto al periodo di 5 mesi ordinariamente previsto.

Anche per gli apprendisti si applica la procedura on line di dimissioni per il recesso alla fine del periodo formativo

Nuova risposta del Ministero in merito alle dimissioni on line alla fine del periodo formativo degli apprendisti.

Ma prima di entrare nel merito ripercorriamo l’iter previsto dalla normativa in tema di dimissioni.

Come noto i lavoratori subordinati privati sono obbligati dal marzo u.s. a rispettare la nuova procedura di dimissioni o risoluzione consensuale on line.

Non sono obbligati  al rispetto della nuova procedura voluta dal legislatore del Jobs Act i lavoratori domestici ed i lavoratori delle PPAA .

Per questi ultimi, secondo posizione di prassi del Ministero , il fenomeno delle c.d. dimissioni in bianco appare di fatto non esistente .

Non si deve rispettare altresì la procedura nei casi di risoluzioni   effettuate nelle sedi conciliative protette ovvero per quelle riferite a lavoratrici madri o lavoratori padri , ove siano genitori di minori di anni 3 . In questo casi come noto vi è la procedura di convalida in base alla quale il Ministero ha elaborato il nuovo modulo di raccolta informazioni anche al fine precipuo di informare il lavoratore sulle alternative alla risoluzione a favore dei genitori , quali la fruizione del congedo parentale su base oraria o la trasformazione del lavoro a tempo pieno in part-time.

Il lavoratore può inviare il modello direttamente o tramite terzi soggetti .

Nel primo caso attraverso le proprie credenziali di accesso al portale Cliclavoro

Nel secondo caso per il tramite dei soggetti abilitati quali patronati, organizzazioni sindacali, enti bilaterali o commissioni di certificazione.

Le dimissioni, ove voluto dal lavoratore, possono essere revocate nei 7 gg successivi .

 La nuova Faq N° 47 è la seguente :

Il recesso dell'apprendista al termine del periodo di apprendistato di cui all'articolo 42, comma 4, del decreto legislativo 81/2015 si deve manifestare attraverso la procedura telematica dell’articolo 26 del Decreto Legislativo 151/2015?

Il Ministero risponde positivamente . Infatti il recesso formale dell’apprendista si deve manifestare attraverso la procedura telematica, trattandosi di rapporto di lavoro subordinato ; se le parti non recedo dal rapporto lo stesso , come indicato nel DLgs 81/2015 , prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Circolare 121 INPS su depenalizzazione.

Con la Circolare in commento l’Istituto interviene sulla fattispecie della depenalizzazione per omissione contributiva.  Il D.lgs 8 /2015 ,  in vigore dal 6 febbraio 2016, ha disposto la depenalizzazione di numerose ipotesi di reato in materia di lavoro e previdenza obbligatoria prevedendone la trasformazione in illeciti amministrativi.

In ambito previdenziale  ciò ha inerito  l’articolo 2, co. 1-bis, del decreto legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, che è stato ora  sostituito dall’articolo 3, co. 6, del  decreto di che trattasi . La nuova norma  ha parzialmente depenalizzato il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali introducendo due diverse fattispecie sanzionatorie collegate all’importo della stessa omissione.

 Il testo  pre- riforma  sanzionava  con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032 qualsiasi condotta illecita del datore di lavoro che operasse le ritenute previdenziali previste dalla legge sulle retribuzioni senza provvedere al dovuto versamento all’Inps.

 Il legislatore riscrivendo la norma  opera un distinguo legato al valore dell’omissione compiuta dal datore di lavoro: la sanzione penale della reclusione fino a tre anni, congiunta alla multa fino a euro 1.032, risulta confermata per i soli omessi versamenti di importo superiore a euro 10.000 annui.

 Se l’importo omesso ( che viene qualificato come illecito amministrativo )  resta sotto la predetta soglia, al datore di lavoro si applicherà la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000 .

Gli effetti che conseguono all’omesso versamento delle ritenute previdenziali risultano collegati al relativo importo e  l’illecito punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032 si configura nella sola ipotesi in cui l’importo non versato sia superiore ad euro 10.000 annui.

Il legislatore ha inteso confermare in ogni caso , anche nell’attuale formulazione della norma, in una logica di attenuazione della punizione in presenza di un  comportamento attivo e concreto  del datore di lavoro, la previsione di non punibilità con la sanzione penale per le omissioni più gravi e di non assoggettabilità alla sanzione amministrativa per quelle sotto soglia qualora il versamento delle ritenute omesse venga effettuato entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’accertamento della violazione.

Ciò è in linea con le indicazioni del Ministero del Lavoro espresse con Circolare  6/2016

Il D.lgs. n. 8/2016, all’art. 8, regola il regime intertemporale della nuova disciplina prevedendo l’applicazione retroattiva delle sanzioni amministrative con riguardo alle violazioni commesse anteriormente al 6 febbraio 2016, data di entrata in vigore del decreto medesimo.

La norma infatti  dispone che la retroattività operi sempre che il procedimento penale non sia stato definito con sentenza o con decreto divenuti irrevocabili.

 Con riferimento alle condotte poste in essere anteriormente al 6 febbraio 2016 e interessate da procedimenti penali non ancora definiti   il D.lgs disciplina le modalità di trasmissione degli atti dall’autorità giudiziaria all’autorità amministrativa. La nova norma, stabilisce  che l’autorità giudiziaria, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del (…) decreto, dispone la trasmissione all’autorità amministrativa competente degli atti dei procedimenti penali relativi ai reati trasformati in illeciti amministrativi, salvo che il reato risulti prescritto o estinto per altra causa alla medesima data.

L’autorità amministrativa entro 90 giorni dalla ricezione degli atti relativi ai procedimenti penali,deve notificare gli estremi della violazione agli interessati. Per i residenti all’estero tale termine è di 370 giorni.

Entro sessanta giorni dalla notificazione degli estremi della violazione l’interessato è ammesso al pagamento in misura ridotta, pari alla metà della sanzione, oltre alle spese del procedimento.
Ai fini della determinazione dell’importo di euro 10.000 annui per l’identificazione della fattispecie di illecito penale o amministrativo  l’arco temporale da considerare per il controllo sul corretto adempimento degli obblighi contributivi è quello che intercorre tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre di ciascun anno (anno civile).

I versamenti che concorrono alla determinazione della soglia di euro 10.000 annui sono quelli relativi al mese di dicembre dell’anno precedente all’annualità considerata (da versare entro il 16 gennaio) fino a quelli relativi al mese di novembre dell’annualità considerata (da versare entro il 16 dicembre)

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