La Circolare 44/2013 dell’INPS su c.d. ticket licenziamento.

Come si ricorderà la L:92/2012 ha tra le altre cose introdotto un nuovo contributo in occasione della cessazione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato teso a finanziare la c.d. ASPI (la nuova indennità di disoccupazione).

Infatti la legge recita: «Nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto all'ASpI, intervenuti a decorrere dal 1° gennaio 2013, è dovuta, a carico del datore di lavoro, una somma pari al 41 per cento del massimale mensile di ASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Nel computo dell'anzianità aziendale sono compresi i periodi di lavoro con contratto diverso da quello a tempo indeterminato, se il rapporto e' proseguito senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione di cui al comma 30».
 
 
La legge, infatti, introduce un nesso tra il contributo e il teorico diritto all’ASpI da parte del lavoratore il cui rapporto di lavoro è stato interrotto; conseguentemente, i datori di lavoro saranno tenuti all’assolvimento della contribuzione in tutti i casi in cui la cessazione del rapporto generi in capo al lavoratore il teorico diritto alla nuova indennità, a prescindere dall’effettiva percezione della stessa.
Restanoescluse dall’obbligo contributivo in argomento le cessazioni del rapporto di lavoro a seguito di:

a) dimissioni (ad eccezione di quelle per giusta causa o quelle  intervenute durante il periodo tutelato di maternità;
b) risoluzioni consensuali, ad eccezione di quelle derivanti da procedura di conciliazione presso la D.T.L. nonché da trasferimento del dipendente ad altra sede della stessa azienda distante più di 50 km dalla residenza del lavoratore e\o mediamente raggiungibile in 80 minuti o più con i mezzi pubblici;
c) decesso del lavoratore.
 
L’Istituto ricorda che la  norma successiva alla L.92  ha sostituito il precedente parametro del 50% del trattamento ASpI spettante al lavoratore cessato con il 41% del massimale mensile.
 
Per l’INPS  ne deriva che per le interruzioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato intervenute nel 2013, a decorrere dal 1 gennaio, per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni, la contribuzione da versare sarà pari a € 483,80 (€1.180X41%).
Per i soggetti che possono vantare 36 mesi di anzianità aziendale, l’importo massimo da versare nel 2013 sarà, quindi, € 1.451,00 (€483,80 X 3).
Su tale aspetto rimane qualche dubbio in quanto la normativa successiva alla L.92 aveva inteso correlare la percentuale non al massimale di 1.180,00 euro ma a quello previsto per il pagamento degli ammortizzatori per il corrente anno (più basso).
 
Ma sono importanti altre novità in merito:  

     1) il contributo è scollegato all’importo della prestazione individuale; conseguentemente, lo stesso è dovuto nella misura indicata, a prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro cessato (full time o part time);
 
     2) per i rapporti di lavoro inferiori ai dodici mesi], il contributo va rideterminato in proporzione al numero dei mesi di durata del rapporto di lavoro; a tal fine, si considera mese intero quello in cui la prestazione lavorativa si sia protratta per almeno 15 giorni di calendario. Per un rapporto di 10 mesi, ad esempio, l’importo da versare nel 2013 sarà pari a € 403,16];
 
     3) nell’anzianità aziendale si devono includere tutti i periodi di lavoro a  tempo indeterminato. Quelli a tempo determinato si computano se il rapporto è stato trasformato senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione del contributo dell’1,40% .Nel computo dell’anzianità aziendale non si tiene conto dei periodi di congedo di cui all’articolo 42, c. 5 del D.lgs, 151/2001;
 
     4) la contribuzione va sempre assolta in unica soluzione, non essendo prevista una definizione rateizzata.
 
Inoltre il contributo è dovuto anche per le interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni o dal recesso del lavoratore, ivi compreso il recesso del datore di lavoro al termine del periodo di formazione di cui all’art. 2, co. 1, lett. m) del D.lgs. n.167/2011.
 
Il contributo è dovuto  nei casi di dimissioni dell’apprendista per giusta causa o intervenute durante il periodo tutelato di maternità.
 
Inoltre la contribuzione deve essere versata nei casi di procedura di conciliazione da tenersi presso la D.T.L. secondo le modalità previste all’art. 7 della legge n. 604/. In tale fattispecie , qualora la conciliazione abbia un esito positivo e preveda una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, è riconosciuta espressamente al lavoratore l’erogazione della nuova indennità ASpI.
 
L’articolo 2, c. 35 stabilisce che, a far tempo da  1º gennaio 2017, nei casi di licenziamento collettivo in cui la dichiarazione di eccedenza del personale ex art. 4, c.9, della legge n. 223/1991, non abbia formato oggetto di accordo sindacale, il contributo di cui trattasi è moltiplicato per tre volte.
Il contributo è escluso  fino al 31 dicembre 2016 per i datori tenuti al versamento del contributo d’ingresso nelle procedure di mobilità ex art. 5, co. 4, legge n. 223/91.
 
Il contributo non è altresì dovuto per il periodo 2013 – 2015, nei seguenti casi:
 
     A) licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro, in applicazione di clausole sociali che garantiscano la continuità occupazionale prevista dai CCNNLL;
     B) interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere.  
 
Come già illustrato nella circolare n. 140/2012, l’assicurazione ASpI è caratterizzata da un sistema di finanziamento alimentato da un contributo ordinario nonché da maggiorazioni contributive.
 
Riguardo al contributo ordinario, si ribadisce che lo stesso è dovuto in misura piena  (1,31%+0,30%) per gli apprendisti, compresi quelli per cui opera – secondo i criteri illustrati nella circolare n. 128/2012- lo sgravio contributivo introdotto dalla legge n. 183/2011.
La medesima contribuzione (1,61%) risulta dovuta, da “gennaio 2013”, con riferimento agli apprendisti mantenuti in servizio al termine del periodo di formazione ex art. 7, c. 9 del D,lgs n. 167/2011.
Per i rapporti di apprendistato instaurati con lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, invece, stante il combinato disposto di cui agli articoli 7, c. 4, del Dlgs. 167/2011 e 2, c. 37, della legge 92/2012, il carico contributivo datoriale rimane fissato in misura pari al 10%, per la durata di 18 mesi dalla data di assunzione.
Per i dipendenti somministrati, il contributo ordinario ASpI resta determinato in misura pari a 1,31% e non comprende l’ulteriore percentuale (0,30%) di cui all’articolo 25 della legge n. 845/1978.
 
Con riferimento al contributo addizionale (1,40%) - introdotto dall’art. 2, co. 28, della legge n. 92/2012 in relazione ai rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato – si fa presente che sullo stesso potranno, ovviamente, operare le riduzioni contributive previste dall’ordinamento per tutte le tipologie di assunzioni a tempo determinato agevolate (es. contratti di inserimento ex D.Lgs. 276/2003, stipulati entro il 31 dicembre 2012; assunzioni di over 50 disoccupati da oltre dodici mesi o di donne, introdotte dall’articolo 4, commi 8 e 11 della legge 92/2012).
 
Stante il già richiamato disposto di cui all’articolo 2, c. 37 della legge di riforma del mercato del lavoro, il medesimo contributo non è dovuto nelle ipotesi di assunzione a tempo determinato, ex articolo 8, c. 2 della legge n. 223/1991, di lavoratori in mobilità.
 
Roma 24.03.2013
Michele Regina

Il Congedo obbligatorio e facoltativo per i padri lavoratori : novità dalla Rifoma del Lavoro la Circolare 40 del 2013 dell’INPS.

Come noto la Legge 92/2012, tra l’altro, ha introdotto delle novita per i padri lavoratori.
L’INPS è intervenuta per dare le proprie istruzioni operative a riguardo con la Circolare 40/2013 del 14.03.2013.
Più in particolare legge di che trattasi con lo scopo di promuovere  una “cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia e per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro” al comma 24 lettera a) dell’art. 4 istituisce per il padre, lavoratore dipendente, un congedo obbligatorio (un giorno) e un congedo facoltativo, alternativo al congedo di maternità della madre (due giorni), denominato “congedo facoltativo”.
 
Poi con decreto del 22 dicembre 2012  il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ha definito i criteri di accesso e modalità di utilizzo dei congedi.
Il congedo obbligatorio ed il congedo facoltativo previsti dalla legge 92, sono fruibili dal padre, lavoratore dipendente, entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio.
Tale novella si applica agli eventi parto, adozioni e affidamenti avvenuti a partire dal 1° gennaio 2013.
 
Tale nuova disciplina per il momento  non è direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art.1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165.
 
Analogamente a quanto disposto per il congedo di maternità obbligatorio, la durata del congedo obbligatorio e del congedo facoltativo del padre non subisce variazioni nei casi di parto plurimo.
Il congedo obbligatorio di un giorno è fruibile dal padre entro il quinto mese di vita del bambino e quindi durante il congedo di maternità della madre lavoratrice o anche successivamente purché entro il limite temporale sopra richiamato.
 
Tale congedo del padre si configura come un diritto autonomo e pertanto esso è aggiuntivo a quello della madre e spetta comunque indipendentemente dal diritto della madre al congedo obbligatorio.
 
Il giorno di congedo obbligatorio è riconosciuto anche al padre che fruisce del congedo di paternità ai sensi dell'articolo 28 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151.
La fruizione del congedo facoltativo di uno o due giorni, anche continuativi, è invece condizionata alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità, con conseguente anticipazione del termine finale del congedo post partum della madre per un numero di giorni pari al numero di giorni fruiti dal padre.
 
In tal caso quindi  questa fattispecie non è  un diritto autonomo bensì come un diritto derivato da quello della madre lavoratrice dipendente o iscritta alla gestione separata che in tal caso dovrà, ovviamente, trovarsi in astensione dall’attività lavorativa.
 
Questo congedo facoltativo è fruibile dal padre anche contemporaneamente all'astensione della madre.
 
Il padre lavoratore  ha diritto, per i giorni di congedo obbligatorio e facoltativo ad un'indennità giornaliera a carico dell'INPS, pari al 100 per cento della retribuzione.
Il congedo facoltativo spetta anche se la madre, pur avendone diritto, non si avvale del congedo di maternità.
 
Tale  l’indennità è anticipata dal datore di lavoro –  successivamente conguagliata con modalità che verranno illustrate successivamente dall’INPS  – fatti salvi i casi in cui sia previsto il pagamento diretto da parte dell’INPS, come previsto per l’indennità di maternità in generale (msg. INPS n.18529 del 13 luglio 2010 e msg. INPS n.28997 del 18 novembre 2010).
Si precisa che il congedo facoltativo dovrà essere fruito dal padre comunque entro il quinto mese dalla data di nascita del figlio indipendentemente dal termine ultimo del
periodo di astensione obbligatoria spettante alla madre a fronte di una preventiva rinuncia della stessa di un equivalente periodo (uno o due giorni).
 
Il lavoratore per avvalersi dei congedi deve con preavviso di 15 gg farne comunicazione scritta al proprio datore: nel caso di congedo facoltativo deve allegare la rinuncia della madre per iscritto .
I congedi di che trattasi non sono fruibili ad ore.
 
Michele Regina
17.03.2013

L’Interpello n°9 dell’8 marzo 2013 del Ministero del Lavoro su agevolazioni Legge 407/1990.

Con l’Intepello in questione il Ministero risponde ad una istanza di chiarimento da parte del del CNO dei Consulenti del Lavoro  a valle della riforma del mercato del lavoro operata dalla L. 92/2013.
 
In particolare l’istante chiede se l’agevolazione di che  trattasi (sgravio dei contributi per 36 mesi  al 50 % al Centro Nord ed al 100% al Sud) possa essere fruita  anche da datori che hanno licenziato il dipendente per riduzione di personale ovvero  perché lo stesso abbia manifestato il diritto di recesso da un  rapporto part time.
 
Il Ministero ricorda in primis il dettato normativo e la novella della riforma Fornero in vigore dal 18.7.0212  in merito alle sostituzioni che negano al fruizione dei benefici . Le stesse assunzioni non devono essere effettuate in sostituzione di lavoratori  dipendenti licenziati   dalle stesse imprese per giustificato motivo oggettivo o per riduzione del personale o sospesi . Il periodo di osservazione ed ostativo all’ assunzione in tal caso è riferito ai sei mesi precedenti.
 
La rifoma Fornero, ricorda il Ministero , ha  innovato la possibilità di fruizione  non solo ricordando e confermando  l’assenza di assetti proprietari uguali  tra datore che licenzia e nuovo che assume , ma ha indicato che a tal fine si deve tenere conto anche delle utilizzazioni ed agevolazioni nonché della loro durata  fruite nell’ambito della somministrazione a favore di un stesso  utilizzatore/datore.
Se il lavoratore licenziato riacquista lo status di disoccupato per  un nuovo periodo di 24 mesi di status disoccupazionale nessun problema esite per la riassunzione con agevolazione , senza riduzione del periodo dei 36 mesi, dato l’ampio decorso del periodo.
 
Per quanto concerne il rapporto part time  a 20 hh settimanali il Ministero fa una distinzione: situazione ante 18 luglio 2012 e post tale data.
Nella prima ipotesi  è possibile fruire di sgravio solo per la parte residua ancora effettivamente fruibile nel caso  quindi che il part time avesse già fornito agevolazioni al datore con il precedente rapporto .
Nella seconda invece la fruizione degli sgravi deve esseere vista alla luce della riforma Fornero.
La stessa ha innovato  la disciplina dello stato di disoccupazione previsto dal D. lgs 181/2000  (art, 4 , comma 1, lett.a): prima era possibile conservare lo stato di disoccupazione in presenza di redditi derivanti da attività lavorativa ma non superiori al reddito minimo escluso da imposizione.
 
Dal 18 luglio 2012 evidentemente  tale norma non è più vigente.  Pertanto il lavoratore di che trattasi potrebbe  ora mantenere lo status di disoccupazione solo se il suo rapporto part time sia  stato effettuato nell’ambito di  un contratto a termine di durata non suoperiore a sei mesi.
 
Michele Regina
10.3.2013

La Circolare 2/E del 1.3.2013 dell’Agenzia dell’Entrate sulla solidarietà negli appalti.

Dopo la Circolare 40/E del 2012 l’Agentrate cerca di mettere un po’ d’ordine rispetto alle innovazioni prevsiste dal DL 83/2012 sull’arogomento solidarietà in tema di appalti, subappalti e responsabilità del Committente.
Come si ricorderà la novella legislativa non pochi problemi aveva creato nel mercato  , in un periodo di scarsa liquidità per le imprese douta alla crisi generale. Infatti la situazione venutasi a creare aveva – ed ha – ancor di più – senza che se ne  avvertisse bisogno -  una situazione di irrigidimento nei pagamenti nel settore degli appalti.
Ora Agentrate , che si ricorda aveva con la Circolare 40  dello scorso anno  cercato di porre rimedi con l’indicazione che la novità inerisse i contratti  stipulati dal 12.8.2012 ,semplificando con le autocertificazioni le dichiarazioni di avvenuto assolvimento del versamento di ritenute Irpef ed IVA ,  definisce e chiarisce alcuni dubbi, lasciando intendere che pesanti sono le sanzioni previste a carico del Committente che non effettua le verifiche mediante le documentazioni da richiedere alla filiera.
Ambito applicativo della norma.
La norma inerisce i contratti di appalto  e subappalto  ex art. 1655 del c.c.  di qualsiasi tipo e a prescindere dal settore economico . Questo dubbio emergeva in quanto la norma – e più di qualche autore aveva opposto tale eccezione- era inserita nella normativa del settore edile.
Agentrate specifica invece che la norma inerisce gli appalti di qualsiasi settore.
Contratti
La normativa inerisce, come detto , i contratti ex art. 1655 c.c. e sono esclusi  gli appalti di forniture di beni, quelli ex art 2222 c.c., contratti di trasporto, i contratti di subfornitura, le prestazioni rese in ambito consortile.
La disciplina trova applicazione anche nel subappalto.
Per quanto riguard ai rinnovi fatti a decorrere dal 12.8.2012, realtivamente a contratti stipulati prima di detta data, i rinnovi sono assorbiti nella nuova disciplina.
Esclusioni
Rimangono esclusi i privati, i condomini e le stazioni applatanti.
Non v’è però chi  non vede che la Circolare pure nel suo proposito semplificatore  non ha chiarito ancora dubbi per il settore.

Michele Regina
3_3_2013

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