Stop agli aumenti del Commercio

Come noto  l’Accordo di rinnovo del CCNL del Terziario del 30.3.2015 prevedeva  i seguenti aumenti salariali non assorbili:

Aumenti riparametrati

Decorrenza

Decorrenza

Decorrenza

Decorrenza

Decorrenza

Totale

 

01.04.2015

01.11.2015

01.06.2016

01.11.2016

01.08.2017

 

Quadri

26,04

26,04

26,04

27,78

41,67

147,57

I

23,46

23,46

23,46

25,02

37,53

132,93

II

20,29

20,29

20,29

21,64

32,47

114,99

III

17,34

17,34

17,34

18,50

27,75

98,28

IV

15

15

15

16

24

85

V

13,55

13,55

13,55

14,46

21,68

76,80

VI

12,17

12,17

12,17

12,98

19,47

68,94

VII

10,42

10,42

10,42

11,11

16,67

59,03

Operatori di vendita

 

 

 

 

 

 

I categoria

14,16

14,16

14,16

15,10

22,66

80,24

II categoria

11,89

11,89

11,89

12,68

19,02

67,36

 
 
Confcommercio sul proprio sito istituzionale da notizia di accordo del24.10.2016 tra le parti che sospende l’incremento retributivo di novembre prossimo. ( vedi http://www.confcommercio.it/-/contratto-terziario-sospeso-aumento-novembre)
Secondo questa notizia Confcommercio, Filcams–Cgil, Fisascat–CISL, Uiltucs–UIL hanno condiviso di sospendere l'erogazione della tranche di aumento contrattuale prevista per il mese di novembre dal CCNL del Terziario, Distribuzione e Servizi  del 30 marzo 2015. Le Parti, infatti, in virtù di consolidate e positive relazioni sindacali e delle analisi congiuntamente svolte, alla luce dell'ancora incerto andamento economico, hanno maturato tale decisione, concordando di rivedersi entro i primi del mese di dicembre per definire una nuova decorrenza degli aumenti contrattuali.
La sospensione dei livelli retributivi, per quanto è dato sapere, non significa  che gli stessi saranno sterilizzati  , tante’è che le parti si dovranno incontrare per definire una nuova decorrenza della scaletta temporale degli aumenti .
In quella sede , ad avviso di chi scrive , le parti disciplineranno anche il trattamento per il periodo intertemporale  tra  novembre p.v.  e e quello successivo  ove sarà prevista dal nuovo accordo  la decorrenza effettiva dello scaglione di aumento sia sulle retribuzioni correnti che su quelle differite .  
Sicuramamente le aziende e i  loro consulenti non daranno corso , fatto salvo ogni diverso avviso in sede aziendale  per effetto di accordi di secondo livello , agli  aumenti dello scaglione di novembre prossimo nell’attesa del nuovo accordo nazionale.
 
 

Approfondimento della Fondazione Studi sulla somministrazione illecita

La Fondazione Studi  dei Consulenti del Lavoro con l'approfondimento del 19 ottobre 2016 effettua una disamina sulla somministrazione di lavoro  focalizzando l’attenzione sul fenomeno delle somministrazioni di manodopera illecite , che alla luce della depenalizzazione rischia di espandersi in modo vertiginoso .
Il nuovo  regime sanzionatorio prevede una  sanzione  pecuniaria di  solo natura amministrativa appare poco stringente .
I Consulenti   infatti rilevano che  “Il contrasto ai fenomeni elusivi, sempre più presenti nel mercato del lavoro, deve essere una priorità per il decisore proprio per le distorsioni che detti fenomeni portano all'intero sistema. Il riferimento è alle tante forme di partecipazione alla gestione del rapporto di lavoro, che assumono per lo più la forma della cooperativa ma che di fatto coprono somministrazioni illecite di manodopera con corrispettivi di gran lunga inferiori a qualsiasi previsione contrattuale. In sostanza, un modo per eludere la normativa cogente non solo in campo retributivo e contributivo ma anche nella gestione del rapporto di lavoro, attività professionale di pubblico rilievo su cui è stata posta la necessaria tutela. “
L’esercizio non autorizzato e quindi abusivo  dell’attività di somministrazione è stato oggetto  come detto di depenalizzazione – si ricorda che già il DLgs 81/2015 non reca più l ’ipotesi della somministrazione fraudolenta normata prima  nel D.lgs 276/2003-  .
Ora l’esercizio abusivo è punito  con l’applicazione della pena pecuniaria ( vedasi art. 18 del Dlgs. 276/2003 e art. 1 del D.lgs. n. 8/2016).
La somministrazione abusiva è infatti  punita con una sanzione pecuniaria di natura amministrativa,  il cui minimo  non può essere inferiore a 5.000 € ed il massimo  a 50.000€.
Detti importi , senza la previsione dell’illecito penale, appaiono  di scarsa efficacia concreta nelle fattispecie di utilizzazione e somministrazione artatamente  fraudolente per le  quali la  sanzione amministrativa  non è un valido deterrente.
La Fondazione pertanto si auspica una riforma ulteriore della  normativa che riconduca i l’apparato sanzionatorio della somministrazione e dell’utilizzazione abusiva sotto l’alveo penale, come di recente fatto  in tema di caporalato e sfruttamento dei lavoratori.

IL RINNOVO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO PER ATTESA OCCUPAZIONE: NUOVI CHIARIMENTI

Con nota del 3.10.2016 N°40579 il Dipartimento della Pubblica Sicurezza-Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, del Ministero dell’Interno,  ha fornito nuovi chiarimenti per l’ applicazione puntuale  dell’articolo 22, comma 11 del Dlgs 286/1998  in merito al rinnovo del permesso di soggiorno per gli stranieri extraUE in attesa di occupazione.
In particolare si ricorda che l’articolo di cui sopra disciplina :
“11. La perdita del posto di lavoro non costituisce motivo di revoca del permesso di soggiorno al lavoratore extracomunitario ed ai suoi familiari legalmente soggiornanti. Il lavoratore straniero in possesso del permesso di soggiorno per lavoro subordinato che perde il posto di lavoro, anche per dimissioni, può essere iscritto nelle liste di collocamento per il periodo di residua validità del permesso di soggiorno, e comunque, salvo che si tratti di permesso di soggiorno per lavoro stagionale, per un periodo non inferiore ad un anno ovvero per tutto il periodo di durata della prestazione di sostegno al reddito percepita dal lavoratore straniero, qualora superiore. Decorso il termine di cui al secondo periodo, trovano applicazione i requisiti reddituali di cui all'articolo 29, comma 3, lettera b). Il regolamento di attuazione stabilisce le modalità di comunicazione ai centri per l'impiego, anche ai fini dell'iscrizione del lavoratore straniero nelle liste di collocamento con priorità rispetto a nuovi lavoratori extracomunitari.”
Il lavoratore straniero  che sia in possesso del permesso di soggiorno per lavoro subordinato e che non sia  più titolare di un rapporto di lavoro , anche nel caso di dimissioni ,  può essere iscritto nelle liste di collocamento per il periodo di residua validità del permesso di soggiorno e , salvo si tratti di permesso di soggiorno per lavoro stagionale, per un periodo non inferiore ad un anno ovvero per tutto il periodo di durata della prestazione di sostegno al reddito percepita dal lavoratore straniero, qualora superiore.
Secondo la nota di prassi la norma nel prevedere un termine di validità minima del permesso di soggiorno per attesa occupazione, non ha disposto precisi limiti all’eventuale rinnovo del titolo autorizzatorio conferito, per tale motivazione, rendendo possibile, da parte dell’interessato, anche il successivo rinnovo nelle annnualità successive alla prima concessione.
Secondo il Dipartimento della Pubblica Sicurezza-Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere le Questure dovranno valutare caso per caso ancorché siano venuti meno i requisiti del rilascio.
L’articolo 22 citato secondo il Dipartimento  ha precisato  che ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno per attesa occupazione, trovano applicazione i requisitii reddituali di cui all’art. 29, comma 3, lettera b), cioè un reddito minimo annuo derivante da fonti lecite non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale aumentato della metà dell'importo dell'assegno sociale per ogni familiare.

Messaggio 3817 INPS del 23.09.2016 Pensionati alla dichiarazione il 30.09.2016

I pensionati  che  in base al DLgs 503/92 sono  soggetti al divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo devono a produrre all'ente erogatore della pensione la dichiarazione reddituale  da lavoro autonomo dell’ precedente. Per detto motivo i pensionati con decorrenza compresa entro l'anno 2015, soggetti al  predetto divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo, sono tenuti a dichiarare entro il 30 settembre 2016 i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell'anno 2015.
Per detto motivo l’INPS con il Messaggio in discorso fa una rassegna dei soggetti tenuti e non.
Per brevità si riepilogano solo alcune importanti informazioni del Messaggio di che trattasi  .
 
PENSIONATI ESCLUSI DALL'OBBLIGO DI DICHIARARE I REDDITI DA LAVORO AUTONOMO CONSEGUITI NELL'ANNO 2015.
 
Sono espressamente esclusi dall’obbligo di dichiarare :
- i titolari di pensione e assegno di invalidità avente decorrenza compresa entro il 31 dicembre 1994;
- i titolari di pensione di vecchiaia.;
- i titolari di pensione di vecchiaia liquidata nel sistema contributivo, in quanto dal 1 gennaio 2009 tale pensione è totalmente cumulabile con i redditi da lavoro;
- i titolari di pensione di anzianità e di trattamento di prepensionamento a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima;
- i titolari di pensione o assegno di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni.
 
PENSIONATI SOGGETTI ALL'OBBLIGO DI DICHIARARE I REDDITI DA LAVORO AUTONOMO CONSEGUITI NELL'ANNO 2015.
 
I pensionati che si trovano in situazioni soggettive diverse da quanto sopra sono tenuti ad effettuare la comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell'anno 2015 entro il 30 settembre 2016, tenuto conto del termine ultimo per la presentazione della dichiarazione ai fini dell’IRPEF.
A tal  riguardo l’INPS precisa che in base al citato DLgs le disposizioni in materia di incumulabilità con i redditi da lavoro non si applicano nei confronti dei titolari di pensione di invalidità dalla cui attività, dipendente o autonoma, derivi un reddito complessivo annuo non superiore all'importo del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti relativo al corrispondente anno.
 
Lo stesso decreto indica che i trattamenti pensionistici sono totalmente cumulabili con i redditi derivanti da attività svolte nell'ambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili promosse da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private. Questi  redditi non assumono alcun rilievo ai fini dell'applicazione del divieto di cumulo con la pensione.
Le indennità e i gettoni di presenza di cui all’articolo 82, commi 1 e 2, del TUEL percepiti dagli amministratori locali non sono  reddito da lavoro ai fini del cumulo con la pensione .
Allo stesso modo sono trattate  le indennità connesse a cariche pubbliche elettive .
Sono cumulabili  inoltre  le indennità percepite dai giudici onorari aggregati per l’esercizio delle loro funzioni .
 
Cosa e come  dichiarare  ?
I redditi da lavoro autonomo devono essere dichiarati al netto degli oneri previdenziali .
 
La dichiarazione va resa on line sul sito www.inps.it  ovvero m scaricando  il modulo 503 AUT dal sito dell’Istituto , lo si invia , una volta compilato via mezzo PEC alla sede competente.

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