Ulteriori precisazioni dell’INPS sulla Cassa in deroga per il 2017 : il messaggio 1957 dell11 maggio

Con il Messaggio 1957 del 11 maggio l’INPS fornisce chiarimenti sulla cassa in deroga per l’anno 2017 a seguito di ulteriori  precisazioni del Ministero del 5  maggio 2017 con nota 7277.

Come si ricorderà già  con il messaggio n. 1713 del  21  aprile u.s.  l’Istituto  ha chiarito  le condizioni per fruire della  cassa integrazione in deroga  nei casi  di prosecuzione dell’intervento  rispetto a ferie programmate o prestazioni dei fondi di solidarietà bilaterali.  Mentre con la  circolare n. 217/2016 l’Istituto  ha ricordato che  “la concessione di cassa integrazione guadagni in deroga potrà interessare anche periodi di intervento che hanno inizio e termine nell’annualità 2017, purché consecutivi – cioè senza soluzione di continuità – alla fruizione di precedenti interventi di cassa integrazione guadagni ordinaria o di cassa integrazione guadagni straordinaria con scadenza successiva al 31 dicembre 2016

In particolare con il precedente messaggio  è stato precisato che le prestazioni di integrazione al reddito in costanza di rapporto di lavoro (assegno ordinario/assegno di solidarietà) garantite dal Fondo di Integrazione Salariale (F.I.S.) e dai Fondi di Solidarietà Bilaterale Alternativi, così come quelle garantite da tutti i fondi di solidarietà di cui agli artt. 26 e ss. del d.lgs. 148/2016, sono da annoverare tra gli ammortizzatori sociali e  le Regioni e le Province autonome possono decretare Cassa integrazione in deroga per l’annualità 2017 in continuità con le prestazioni erogate dai fondi suindicati .

Con la nota ministeriale n.7277/2017 del 5 maggio u.s.   il Ministero  del lavoro ,  a valle della Circolare n. 34 del 4 novembre 2016, che l’INPS ha recepito con la circolare citata  n. 217/2016 ,  ha puntualizzato che “possono essere autorizzati i trattamenti di integrazione salariale o di mobilità in deroga la cui decorrenza sia successiva al 31.12.2016, purché consecutivi alla fruizione di precedenti interventi ordinari scaduti dopo tale data, quali ad esempio le prestazioni di integrazione al reddito in costanza di rapporto di lavoro (assegno ordinario/ assegno di solidarietà) garantite dal Fondo di Integrazione Salariale (F.I.S.) e dai Fondi di Solidarietà Bilaterale Alternativi e purché i provvedimenti autorizzatori da parte delle regioni e delle province autonome, comunque, siano adottati entro e non oltre il 31.12.2016.”

Circolare 84 del 5.5.2017: Unioni Civili , conseguenze su assegni per nucleo familiare e congedo matrimoniale

L’Istituto con la Circolare in commento ritorna sul tema dell’unioni civili per fornire in questo caso istruzioni sugli effetti inerenti le prestazioni ai fini dell’assegno per il nucleo familiare e  sull’assegno per congedo matrimoniale.
Come oramai noto  la legge 76/2016 ha disciplinato le unioni civili tra persone dello stesso sesso  e le convivenze di fatto ,  prevedendo anche che  “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso”.  
 
Secondo prassi  l'Assegno per il Nucleo Familiare (ANF) erogato dall’Inps spetta ai nuclei familiari dei lavoratori dipendenti iscritti alle casse gestite dall’Inps, dei titolari delle pensioni e delle prestazioni economiche previdenziali da lavoro dipendente (disoccupazione, CIGS, maternità), dei lavoratori assistiti dall'assicurazione contro la tubercolosi, del personale statale in servizio e in quiescenza e dei dipendenti e pensionati degli enti pubblici anche non territoriali.
 
La sussistenza – come noto - del diritto e l’importo dell’assegno dipendono dal numero dei componenti, dal reddito e dalla tipologia del nucleo familiare.
 
Per quanto riguarda il nucleo in cui solo una delle due parti dell’unione è lavoratore dipendente o titolare di prestazione previdenziale, come nell’ambito  del matrimonio per il coniuge non separato legalmente ed effettivamente e  che non sia titolare di posizione tutelata, devono essere riconosciute le prestazioni familiari per la parte dell’unione civile priva di posizione tutelata.
 
Quando vi siano genitori separati o naturali con figli nati prima dell’unione civile, nulla cambia nel caso in cui uno dei due genitori abbia la posizione tutelata e l’affido sia condiviso oppure esclusivo. Ai figli viene garantito il trattamento di famiglia su una delle due posizioni dei propri genitori, non rilevando la successiva unione civile contratta da uno di essi.
 
Quando vi siano genitori separati o naturali, privi entrambi di una posizione tutelata, la successiva unione civile di uno dei due con altro soggetto – che sia lavoratore dipendente o titolare di prestazione previdenziale sostitutiva - garantisce il diritto all’ANF per i figli dell’altra parte dell’unione civile.
 
Quando vi sia un nucleo formato da persone dello stesso sesso con unione civile e figli di una delle due parti nati dopo l’unione l’assegno potrà essere erogato dall’Istituto nel caso in cui il figlio sia stato inserito all’interno dell’unione civile, anche mediante il procedimento descritto dall’art. 252 c.c..  ( cioè la  procedura dell’ affidamento del figlio nato fuori del matrimonio e suo inserimento nella famiglia del genitore)
 
Il diritto alle prestazioni familiari, in caso di scioglimento dell’unione         civile, ai sensi dell’art. 1 commi 21-26 della legge n.76/2016, sarà regolato ove possibile in conformità con quanto disposto dal codice civile se compatibile ed espressamente previsto. L’Istituto a riguardo ha sottoposto la questione al Ministero del lavoro.
 
 
Per quanto concerne la misura dell’ANF  la determinazione del reddito complessivo è assimilabile ai nuclei familiari coniugali la sola situazione dei conviventi di fatto, di cui ai commi 36 e 37 dell’art.1 della legge n.76/2016, che abbiano stipulato il contratto di convivenza di cui al citato comma 50 dell’art.1 della legge n.76/2016, qualora dal suo contenuto emerga con chiarezza l’entità dell’apporto economico di ciascuno alla vita in comune.
 
 
L’assegno per congedo matrimoniale è una prestazione prevista per ciascun lavoratore o lavoratrice che contragga matrimonio civile o concordatario, per un congedo della durata di 8 giorni da fruire entro i 30 giorni successivi alla data dell’evento, corrisposta ad entrambi i coniugi quando l’uno e l’altra vi abbiano diritto. La prestazione spetta anche in caso di unione civile tra persone dello stesso sesso.
 
 
Il richiedente le prestazioni  di cui sopra  inoltrerà la  domanda per via  telematica  , indicando in luogo di coniugato la dizione unito civilmente.

Messaggio 1856 Istruttoria e concessione delle integrazioni salariali ordinarie – criteri interpretativi e applicativi – linee guida

No ai bollettini meteo nella relazione tecnica.
Con il messaggio in commento l’INPS  dopo le novità introdotte dal Jobs Act in materia , in particolare dal D.Lgs 148/2015 , indica criteri interpretativi e applicativi e  linee guida a cui dovranno attenersi  le sedi territoriali  in fase concessoria.

a)Carenza di elementi di valutazione – supplemento istruttorio (art. 11 DM 95442)

 In questo caso la sede , se intende rigettare la domanda di concessione del trattamento di integrazione salariale ordinaria per carenza di elementi valutativi,  deve necessaramente attivare la procedura di cui all'art. 11, comma 2, del DM 95442. In particolare la sede competente deve  chiedere all’azienda, che deve rispondere entro  15 giorni decorrenti dalla data di ricezione della richiesta,  gli elementi necessari alla definizione dell’istruttoria e  sanare le carenze documentali dell’istanza o della relazione tecnica.

Nel caso di  reiezione della  istanza di CIG  l’indicazione dell’avvenuta attivazione della predetta fase istruttoria e gli esiti della stessa andranno riportati nella motivazione del provvedimento a garanzia e corredo della completezza e correttezza del procedimento istruttorio e decisorio.
 

b) Avvenuta ripresa dell’attività lavorativa
 
La ripresa dell’attività aziendale deve essere valutata “a priori”, con riferimento agli elementi valutativi disponibili all’atto della presentazione della domanda di concessione della CIGO o integrati in esito alla richiesta di supplemento di istruttoria ex art. 11 del DM 95442.
 L’istruttoria  pertanto deve essere  celere . Ma  nei casi in cui nel periodo decorrente dalla presentazione della domanda di CIGO e l’adozione del provvedimento decisorio l’azienda abbia ripreso la normale attività lavorativa, gli uffici devono ritenere oggettivamente provato il requisito della transitorietà di cui all’art. 1, comma 2, del DM 95442.
 Pertanto la ripresa dell’attività sana di fatto anche l’eventuale carenza nell’istanza di elementi probatori a sostegno della “fondata previsione di ripresa dell’attività produttiva”.
c)Mancanza di lavoro o di commesse – nuovi ordinativi o commesse

 
Relativamente alle domande di CIGO con causale “mancanza di lavoro o commesse”, l’avvenuto conseguimento di nuovi ordinativi/commesse è uno degli indici  che denota la possibilità di ripresa dell’azienda ma non deve costituire l’ unico elemento imprescindibile ai fini di detta valutazione.

 
Tra gli indici di cui sopra , a titolo di esempio,  vi sono gli  elementi di valutazione i precedenti della azienda nel ricorso alla CIG, la situazione del mercato nella quale opera, il numero dei lavoratori posti in CIG rispetto all’organico complessivo, la durata delle richieste di CIG, la solidità sul piano finanziario, le iniziative volte a ricercare ulteriori occasioni di business.

 
d) Eventi meteo
 
Come noto , i criteri di massima per la valutazione delle istanze di CIGO relative ad eventi meteo sono stati  già specificati sia con il Messaggio n. 28336 del 1998 e ripresi nella Circolare n. 139 del 1.8.2016.
 
1.Gelo
Le temperature pari o al di sotto di 0 gradi centigradi sono considerate idonee a giustificare una contrazione dell'orario, in relazione al tipo di attività svolta, alla fase di lavoro in atto nell'unità produttiva nonché all'altitudine del cantiere.  Per l’edilizia, lo svolgimento al coperto o allo scoperto delle lavorazioni incide sulla valutazione, così come la natura del materiale usato che può essere più o meno sensibile al gelo.

 L'escursione termica  viene riferita all'intera giornata e può essere concessa, in particolare nel settore edile, l'autorizzazione al trattamento anche solo per le ore, di solito le prime del mattino, in cui si registrano le temperature più basse. Ma questo criterio può avere delle  eccezioni quando  le lavorazioni in atto nel cantiere non possano essere effettuate se non in presenza di temperature superiori a zero gradi.

E’ possibile concedere  l’intera giornata di CIGO anche se il gelo non si è protratto per tutte le 24 ore in particolare  quando le  lavorazioni in atto nel cantiere non possano essere effettuate se non in presenza di temperature superiori a zero gradi e i bollettini meteo abbiano registrato una temperatura pari o inferiore a 0° sino alle ore 10 del mattino della giornata interessata.
 

 
2.Temperature percepite

 
Le temperature eccezionalmente elevate (superiori a 35°) , in specie quando non vi siano luoghi ove proteggersi , possono costituire evento che può dare titolo alla CIGO.
 
3.Lavorazioni particolari
 
Per determinati tipi di lavoro (ad es. lavorazione nelle cave) va tenuto conto sia della eventuale presenza di neve o ghiaccio al suolo sia della quantità di pioggia caduta nei giorni precedenti. In questi casi potrebbe risultare pericoloso poter operare per le attività di trasporto persone e cose .  Pertanto   nella relazione tecnica dovrà essere riportata la circostanza e dovranno essere evidenziate  le tipologie di lavorazioni soggette a interruzione e che detta interruzione è dovuta agli eventi meteo (forti piogge, azione del gelo, ecc.), anche  se in giorni precedenti, e agli effetti sullo stato dei luoghi .
 
4.Bollettini meteo
 
L’art. 6, comma 2, del decreto ministeriale n. 95442 ha previsto che nelle istanze di CIGO determinate da “eventi meteo”, alla relazione tecnica devono essere allegati i bollettini meteo rilasciati da organi accreditati.

 L’INPS con nota di sollievo per aziende e consulenti  ricorda che ai sensi dell’art. 15, comma 1, della legge n. 183/2011 le Amministrazioni Pubbliche non possono  chiedere al cittadino dati ed elementi già in possesso di organi pubblici, fermo restando l’onere per le imprese di autocertificare nella relazione tecnica l’avversità atmosferica in relazione alla quale è inoltrata l’ istanza di concessione della CIGO. In tal caso l’Istituto  acquisirà d’ufficio i bollettini meteo.

Variazioni della date di fine prognosi in caso di malattia

Con la circolare 79  del 2.5.2017 l’INPS  si  sofferma sulla riduzione  del periodo di prognosi riportato nel certificato attestante la temporanea incapacità lavorativa per malattia.

Come noto le attestazioni di malattia sono  telematiche da tempo per effetto dei processi di digitalizzazione in atto che semplificano e rendono più celeri i dati informativi .  Il vantaggio  è sicuramente duplice  sia  per l’Istituto per le  successive attività del riconoscimento della prestazione previdenziale, sia per i datori di lavoro che mediante i servizi messi a disposizione dall’Inps possono visualizzare tempestivamente gli attestati di malattia dei propri lavoratori dipendenti.

L’Istituto con la nota di prassi ricorda l’importanza delle informazioni contenute nel certificato telematico, ed in particolare , la data di fine prognosi  che,  in assenza di ulteriore certificazione,  costituisce il termine ultimo ai fini dell’erogazione della prestazione economica di malattia.

Detta data rappresenta ovviamente un elemento    ”previsionale” sul decorso clinico e sull’esito dello stato patologico riportato in diagnosi  e pertanto  suscettibile di possibili ulteriori  variazioni sia in termini di prolungamento sia di riduzione, in base ad un decorso più lento o più rapido della malattia. Quindi nel caso  di un prolungamento della malattia  il lavoratore  deve provvedere a farsi rilasciare dal medico uno o più certificati / attestati di continuazione ai fini del riconoscimento dell’ ulteriore periodo di malattia e di giustificazione dell’assenza dal lavoro . Ma anche in casi di  guarigione anticipata il dipendente  è tenuto a richiedere una rettifica del certificato in corso per  documentare correttamente il periodo di incapacità temporanea al lavoro.

Proprio in ragione di quest’ultima ipotesi l’INPS precisa con la presente nota  gli adempimenti da seguire.  La rettifica della data di fine prognosi nel caso di una guarigione anticipata, rappresenta un obbligo  da parte del lavoratore, sia nei confronti del datore di lavoro, ai fini della ripresa anticipata dell’attività lavorativa, sia nei confronti dell’Inps, considerato che, mediante la presentazione del certificato di malattia, viene avviata l’istruttoria per il riconoscimento della prestazione previdenziale senza necessità di presentare alcuna specifica domanda . Il certificato, pertanto, per i lavoratori subordinati  cui è garantita la tutela dell’indennità economica di malattia  assume, di fatto, il valore di domanda di prestazione.

 Per quanto inerisce l’aspetto relativo al rapporto  di lavoro  ,  il datore di lavoro non può  consentire al lavoratore la ripresa dell’attività lavorativa ai sensi della normativa sulla salute e sicurezza dei posti di lavoro in presenza di una certificazione di malattia tuttora in corso .  Il dipendente assente per malattia che intenda riprendere anticipatamente il lavoro rispetto alla prognosi formulata dal proprio medico curante potrà essere riammesso in servizio solo in presenza di un certificato medico di rettifica della prognosi originariamente indicata.

L’obbligo del lavoratore sussiste ovviamente  anche nei confronti dell’Inps ,  in quanto il medesimo dipendente   è tenuto a comunicare, mediante la rettifica del certificato telematico, il venir meno della condizione morbosa di cui al rischio assicurato, presupposto della richiesta di prestazione economica all’Istituto.

Con la nota in discorso  l’INPS  precisa infine che in caso di mancata e/o  tempestiva comunicazione della variazione di fine prognosi  può attivare i provvedimenti sanzionatori nei confronti del lavoratore consistenti nelle sanzioni previste per i casi di assenza ingiustificata a visita di controllo, nella misura normativamente stabilita per tali fattispecie.

Più in particolare le sanzioni saranno :  il 100% dell'indennità per massimo 10 giorni, in caso di 1° assenza; 50% dell'indennità nel restante periodo di malattia, in caso di 2° assenza; 100% dell'indennità dalla data della 3° assenza (cosi come previsto dalla Circolare n. 166/1988 )

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