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Il Ministro del Lavoro risponde sulle visite di controllo
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Il Ministro del Lavoro risponde sulle visite di controllo

Il Ministero del Lavoro risponde all’ufficio territoriale di Venezia  rispetto ad una istanza di un’azienda sulla  corretta applicazione della procedura ex art. 6, L. n. 300/1970 intenzionata ad implementare la policy aziendale sulle visite personali di controllo.

L’azienda ha chiesto in particolare  un parere sulla sussistenza dei presupposti per il rilascio dell’autorizzazione delle procedure legate all’ esigenza di tutela del patrimonio aziendale e contro illeciti.

L’azienda vorrebbe eseguire in base a detta procedura :

a) l’esecuzione di controlli a campione sul contenuto delle borse di dipendenti e visitatori dei negozi attraverso sistemi di selezione imparziale che rendano casuale l’individuazione del soggetto da controllare;

b)  la possibilità da parte del responsabile del negozio di ispezionare gli armadietti siti negli spogliatoi aziendali che per tale ragione ad ogni fine turno dovranno essere lasciati aperti.

Il Ministero ha fatto presente che  le misure di controllo potrebbero in prima istanza  esorbitare dalla lettera della norma che disciplina le visite personali.  Per il Ministero è necessario verificare la sussistenza dei presupposti soggettivi e oggettivi della fattispecie e cioè se le modalità di controllo
rispettino le condizioni previste dall’art. 6  della L.300/70.

La  giurisprudenza di legittimità  ha affermato che un accordo sindacale è necessario per stabilire le regole per perquisire la persona del dipendente e non è richiesto per sottoporre a perquisizione i suoi effetti personali, come borse o bagaglio in genere, nell’assunto che solo nel primo caso sussisterebbero le prevalenti esigenze di tutela della riservatezza ed intimità della persona.

Un lettura evolutiva  della norma ha portato negli anni la giurisprudenza di merito a superare questo indirizzo e a ricomprendere nella procedura autorizzatoria per le visite personali di controllo anche l’ispezione degli oggetti di proprietà del lavoratore, quali borse, zaini, ed accessori simili .

Quindi per quanto previsto alla lettera a)  il controllo a campione può essere effettuato in seguito alla procedura di autorizzazione prevista dalla norma , attraverso opportuni meccanismi di selezione imparziale specificamente richiesti dalla norma e predisposti dall’azienda, in modo da rendere del tutto  casuale l’individuazione del soggetto da ispezionare.

Per l’art . 6 citato  l’accordo sindacale  la procedura autorizzatoria amministrativa riguarda controlli nei confronti dei soli lavoratori, e non si estendono ai controlli nei confronti dei visitatori.

Per i fini del provvedimento autorizzatorio è dirimente il giudizio sulla “indispensabilità” delle misure per le quali si chiede l’autorizzazione a derogare al generale divieto delle visite di controllo “ai fini della tutela del patrimonio aziendale in relazione alla qualità degli strumenti di lavoro o delle materie prime o dei prodotti”.

Il Ministero ricorda che l’indagine sulla sussistenza di tale requisito per la  giurisprudenza prevalente deve essere svolta in maniera particolarmente rigorosa e tenendo presente  le due  condizioni seguenti :

- sia la intrinseca qualità (con diverse possibili valenze: segretezza, pericolosità, elevato valore economico e/o agevole asportabilità) degli strumenti di lavoro o delle materie prime o dei prodotti

- sia l’impossibilità di prevenire i furti se non attraverso le perquisizioni personali (laddove, ad esempio, non sia possibile ricorrere ad adeguate registrazioni dei movimenti delle merci ovvero all’adozione di misure atte a disincentivare gli ammanchi stessi e a favorire, invece, la condotta diligentee fedele dei dipendenti).

Per la valutazione istruttoria preordinata alla emissione del provvedimento amministrativo – secondo il Dicastero- si è tenuti a verificare anche che detta esigenza di tutela non possa essere soddisfatta attraverso il ricorso a modalità di controllo alternative e meno.

Per il punto b ) il dicastero   ritiene che debba essere invece negata la necessità dell’accordo sindacale o, in alternativa dell’autorizzazione da parte della Direzione territoriale del lavoro . In effetti per tale aspetto vi è una oggettiva  difficoltà di ricondurre l’ispezione in parola alla fattispecie della “visita personale”, anche accogliendo un’accezione molto ampia della nozione tale da ricomprendere gli effetti personali del lavoratore