Messaggio 3097 del 25 luglio 2017 su Fondo credito cooperativo

Come noto il Decreto interministeriale n. 82761 del 20 giugno 2014 ha istituito presso l'INPS il Fondo di solidarietà per il sostegno dell'occupabilità , dell'occupazione e del reddito del personale del credito cooperativo.
Questo Fondo , come gli altri specifici  di settore , sono tra l’altro previsti dal art. 26 del D.lgs 148/2015
 Il Fondo presso l’INPS , che non ha personalità giuridica ma  gode di autonomia nella gestione finanziaria e patrimoniale,  ne costituisce apposita gestione  ed eroga prestazioni di  sostegno del reddito, tra cui assegni ordinari d’importo pari all’integrazione salariale, nei casi di crisi aziendali, ristrutturazioni, riorganizzazione  e  sospensioni temporanee.
Il messaggio in discorso illustra la  delibera n.2 dell’11/4/2017 del Comitato amministratore  , allegata alla nota di prassi. Tale delibera è riferita  ai criteri  di precedenza in tema di  prestazioni in materia di assegno ordinario
 In particolare il l Comitato amministratore per contenere i c.d. fenomeni di “tiraggio” e garantire un più razionale utilizzo delle disponibilità finanziarie del fondo, ha previsto che le domande di accesso alle prestazioni di assegno ordinario, di cui all’articolo 5 del richiamata Decreto interministeriale,   presentate dal 1° gennaio 2017, non possono riguardare interventi superiori ai dodici mesi.
 L’istituto ricorda altresì che tali domande, in presenza dei requisiti e dei presupposti fissati dalle disposizioni vigenti, saranno accolte, nel rispetto del citato D.I. e del  D.lgs 148/2015, nei limiti del doppio della contribuzione ordinaria dovuta dall’azienda che propone domanda  dalla data di iscrizione al fondo fino al trimestre antecedente la data di presentazione della domanda, al netto degli oneri di gestione e amministrazione del Fondo e delle prestazioni, relative sia a programmi formativi sia ad assegni ordinari, già deliberate e fruite da parte della medesima azienda istante.
Questo perché i fondi bilaterale hanno l’obbligo del pareggio di bilanicio e pertanto non possono erogare prestazioni in assenza della riserva finanziaria necessaria.

Personale pubblico collocato in disponibilità : chiarimenti sugli adempimenti contributivi

Con la Circolare 114 del 2017  l’Istituto fornisce istruzioni operative per la  compilazione della denuncia contributiva in relazione ai lavoratori dipendenti  pubblici che vengono collocati in disponibilità.

L’Inps  ricorda che  il collocamento in disponibilità dei dipendenti pubblici in esubero è disciplinato dagli articoli 33, 34 e 34-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165.

Gli articoli 33 e ss. del d.lgs. citato  in materia di eccedenze di personale e mobilità collettiva, così come ridisegnati ed integrati da più interventi successivi del legislatore, disciplinano le procedure di gestione degli esuberi di personale e gli effetti sul trattamento economico e previdenziale dei lavoratori collocati in disponibilità.

L’amministrazione che non assorbe le eccedenze di personale con le modalità previste dal legislatore, colloca in disponibilità tale personale. L’art. 33 che  “…… l’amministrazione colloca in disponibilità il personale  che non sia possibile impiegare diversamente nell'ambito della medesima amministrazione e che non possa essere ricollocato presso altre amministrazioni nell'ambito regionale, ovvero  che  non  abbia  preso servizio presso la diversa amministrazione  secondo  gli  accordi  di mobilita.

Da quando è posto in disponibilità il dipendente ,  restano sospese le obbligazioni relative al rapporto di lavoro per cui il lo stesso non è tenuto alla prestazione e non sussiste l’obbligo per l’amministrazione di corrispondere la retribuzione.
In detto periodo di disponibilità quindi l’amministrazione pubblica di appartenenza corrisponde un’indennità pari 80 %  dello stipendio e dell'indennità integrativa speciale oltre gli ANF ove dovuti    con esclusione di qualsiasi altro emolumento retributivo comunque denominato, per la durata di ventiquattro mesi, estendibile a 48 mesi ovr il personale o in disponibilità matura i requisiti per il trattamento pensionistico.

Con la erogazione della indennità si deve provvedere alla compilazione dell’UNIEMENS, lista PosPA, per aggiornare la posizione contributiva del lavoratore.
Ai fini pensionistici, durante il periodo di collocamento in disponibilità, l’amministrazione versa e gli oneri sociali commisurandoli alle componenti fisse e continuative della retribuzione in godimento all’atto del collocamento in disponibilità, fatti salvi eventuali benefici economici derivanti dal mero decorso dell’anzianità di servizio.
Per gli iscritti alla Cassa trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (CTPS), l’importo relativo alla voce stipendiale deve essere maggiorato del 18% in virtù di quanto prevede l’art. 43 del DPR n. 1092/1973 e s.m.i .
Per quanto riguarda il TFS ed il TFR, la contribuzione va commisurata agli emolumenti percepiti all’atto del collocamento in disponibilità riconosciuti utili ai fini previdenziali dalle norme specifiche, fatti salvi eventuali benefici economici derivanti dal mero decorso dell’anzianità di servizio.
 
Per i lavoratori collocati in disponibilità, il datore di lavoro dovrà valorizzare nell’elemento <codicecessazione> della denuncia contributiva relativa all’ultimo periodo di servizio il codice 48 “Cambio Tipo Impiego”. Per i  periodi di collocamento in disponibilità l’elemento <Tipo Impiego> dovrà essere valorizzato con il codice 44 “Collocamento in disponibilità ex art. 33 D.Lgs.vo  165/2001” e l’elemento <Tipo Servizio> con il codice 82 “Periodo di disponibilità ex art. 33 D. Lgs.vo  165/2001” mentre negli elementi  <Contratto> e <Qualifica> dovranno essere indicati i valori dichiarati nell’ultimo periodo precedente tale collocamento.
 Eventuali emolumenti arretrati corrisposti durante il periodo di collocamento in disponibilità dovranno essere denunciati con l’elemento V1, casuale 1, con riferimento all’ultimo periodo di servizio denunciato.

Dal 17 luglio al 31 dicembre le domande per il bonus asilo nido

Dal 17 luglio 2017 si possono inviare all’INPS le domande per la fruizione del bonus di 1.000 euro per la frequenza dell’asilo nido ovvero per l’assistenza a casa  dei bambini affetti da gravi patologie croniche per i bambini  nati  con il 1° gennaio 2016.

Il contributo per asilo nido è finalizzato  a sostenere la spesa necessaria per la frequenza di un asilo nido pubblico o privato autorizzato. L’erogazione avviene in 11 rate mensili tenendo presente che il contributo mensile erogato dall’INPS non può superare la spesa mensile della retta. Il genitore dovrà presentare la documentazione attestante l’avvenuto pagamento delle singole rette.

Si noti bene che  il premio asilo nido non è cumulabile con la detrazione fiscale prevista per la frequenza degli asili nido nei dichiarativi fiscali.
Il bonus  per l’aiuto domiciliare può essere richiesto dalle famiglie con bambini al di sotto dei tre anni che hanno bisogno  di supporto presso la propria abitazione, in quanto impossibilitati a frequentare gli asili nido a causa di gravi patologie croniche.
>Il contributo di 1.000 euro viene pagato  in unica soluzione dopo la relativa  istanza del genitore  munita di  un’attestazione rilasciata dal pediatra che certifica l’impossibilità del bambino a frequentare gli asili nido in ragione di una grave patologia cronica.

L’istanza si ricorda è presentata  dal genitore di un minore, nato o adottato a decorrere dal 1° gennaio 2016 in presenza dei requisiti seguenti :

1.    cittadinanza italiana, oppure di uno Stato dell’Unione Europea oppure, in caso di cittadino di Stato extracomunitario, permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o possesso dello status di rifugiato politico o lo status di protezione sussidiaria;

2.    residenza in Italia;

3.    per il bonus asilo nido, il sostenimento del l’onere del pagamento della retta;

4.    per il bonus supporto: coabitazione con il figlio e dimora abituale nello stesso Comune


Le domande potranno essere presentate per via telematica dal 17 luglio al 31 dicembre 2017 mediante i servizi telematici dell’istituto o con l’ausilio degli enti di patronato. Se il richiedente  ha più bambini e per essi intenda fruire del  beneficio si devono presentare più domande.

Avviso CNCE del 12 luglio 2017 su Ape sociale

La CNCE  con tempestivo  avviso del 12.7.2017 presente sul proprio  sito istituzionale ( www.cnce.it )  pone in essere quanto di propria  competenza  a valle del messaggio INPS n° 2884 dell’11 u.s.  . In particolare con detto messaggio inerente  precisazioni in tema di Ape sociale l’Istituto di Via Ciro il Grande  ha precisato che per  gli operai edili, in considerazione delle segnalate difficoltà di reperire il datore di lavoro per la sottoscrizione della relativa attestazione (modello AP116), il richiedente potrà farsi rilasciare idonea dichiarazione, sottoscritta dal responsabile della Cassa edile, con la quale si attestano i periodi durante i quali egli è stato iscritto alla Cassa. La dichiarazione dovrà essere allegata alla domanda telematica e il richiedente dovrà dichiarare nelle note che non ha potuto reperire il datore di lavoro .  

La CNCE nell’avviso ricorda che può conseguire l'ape sociale il lavoratore dipendente in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 36 anni che, alla data della domanda, svolge da almeno sei anni in via continuativa una delle attività previste nell'Allegato A  del DPCM n. 88 del 23 maggio 2017; in tale fattispecie rientra anche l'attività di operaio edile. Il lavoratore richiedente l'ape sociale deve presentare anche una dichiarazione del o dei datori di lavoro attestante i periodi di lavoro prestato alle sue/loro dipendenze ed ulteriori informazioni (contratto collettivo applicato, mansioni, livello di inquadramento, voci di tariffa INAIL). I lavoratori che maturano le condizioni per l'accesso all'ape sociale entro il 31 dicembre 2017, presentano  domanda entro il 15 luglio 2017.

La CNCE quindi , vista la necessità di trovare una soluzione operativa in tempi rapidi, ha predisposto un modello di attestazione ,allegato, che a richiesta  rilascerà la Cassa Edile/Edilcassa di competenza . Nel compilare l’ attestazione la Cassa Edile/Edilcassa indicherà, oltre ai dati anagrafici dell'operaio, i periodi di iscrizione dello stesso presso il proprio ente nei sette anni antecedenti l'ultimo mese di iscrizione del lavoratore. La Cassa Edile/Edilcassa potrà indicare i periodi di iscrizione presso altra Cassa Edile/Edilcassa del sistema nazionale, sulla scorta  delle ore denunciate ai fini Ape alla Banca Dati Nazionale presso la CNCE.

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