Вулкан
Ultime news
займ онлайн на карту

INPS Circ. 170 : Fondi di solidarietà e conguaglio prestazioni di integrazione salariale e pagamento della contribuzione addizionale. Fine della fase transitoria del pagamento diretto da parte dell’INPS da gennaio 2018.

Con la Circolare 170 del 15 u.s. l’INPS interviene nuovamente sui fondi di solidarietà previsti dall’articolo 26, del D.lgs n. 148/2015.

Sull’argomento  l’Istituto era già intervenuto con la Circolare  9 /2017 , con  la quale ha illustrato  i profili operativi connessi alle innovazioni introdotte dal Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 148 in materia di trattamenti di integrazione salariale.

L’Istituto  ora precisa e ricorda che alle  prestazioni di integrazione salariale garantite dai fondi di solidarietà (sia assegno ordinario  che assegno di solidarietà) si applica l’articolo 7 del Decreto medesimo avente ad oggetto le modalità di erogazione e termine per il rimborso delle prestazioni. Quindi per queste prestazioni vi sono  le medesime modalità di fruizione in atto per le integrazioni salariali ordinarie.

 In relazione al più volte citato Decreto  le integrazioni salariali erogate dal datore di lavoro sono rimborsate dall’Istituto ovvero conguagliate dal datore di lavoro medesimo nelle denunce mensili .

Pertanto il datore di lavoro pagherà, per conto del fondo di solidarietà, l’assegno ordinario o di solidarietà ai lavoratori aventi diritto e, a seguito di  autorizzazione dell’Istituto , porrà a conguaglio il suo credito all’atto dell’assolvimento degli obblighi di contribuzione obbligatoria.

Il conguaglio delle prestazioni di integrazione salariale garantite dai Fondi di Solidarietà deve essere effettuato, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata dell’autorizzazione o dalla data del provvedimento di concessione, se successivo. Per i Fondi di solidarietà il giorno di inizio della decorrenza dei sei mesi coincide con la data di notifica dell’autorizzazione rilasciata dall’Istituto.

 La misura della prestazione è pari all’integrazione salariale ordinaria ed è soggetta.Per i Fondi oggetto della presente circolare, la riduzione di cui al citato articolo 26 non trova applicazione per il Fondo di solidarietà di Bolzano-Alto Adige. 
 
L’Istituto per quanto concerne il concetto di unità produttiva richiama le note di prassi ed in particolare da ultimo il Messaggio  n. 1444/2017.

 In base al richiamato articolo 26 del D.lgs n. 148/2015, i Fondi possono anche contribuire al finanziamento di programmi formativi di riconversione o riqualificazione professionale: nei confronti di questa tipologia di prestazioni, al contrario di quanto previsto per le prestazioni di integrazione salariale, non vige il termine decadenziale semestrale di cui all’articolo 7, comma 3, del D.lgs n. 148/2015.

La circolare 170 in commento fornisce le indicazioni tecniche per la compilazione dell’Uniemens, sia per le prestazioni di integrazione salariale (assegno ordinario e di solidarietà) relativamente al Fondo di integrazione salariale ed ai Fondi di solidarietà del Credito cooperativo, del Trasporto pubblico, del Trentino, di Bolzano–Alto Adige, di Solimare, del Gruppo Poste Italiane e delle Imprese assicuratrici e società di assistenza, sia per gli interventi formativi relativamente ai Fondi di solidarietà del Credito cooperativo, del Credito, delle Imprese assicuratrici e società di assistenza e del Gruppo Poste Italiane.
 
La Circolare  considera superata la modalità esclusiva del pagamento diretto per le prestazioni di integrazione salariale di cui ai messaggi, rispettivamente, n. 4885/2016, n. 7636/2015, n. 209/2017 e n. 1324/2017.

 Ma il  nuovo quadro operativo entrerà in vigore a partire dalle denunce con competenza Gennaio 2018 in relazione alle domande presentate dal 1 gennaio 2018, esclusivamente per eventi decorrenti dalla medesima data.

 L’articolo 33 del D.lgs n. 148/2015 prevede l datore di lavoro che ricorra alla sospensione o riduzione dell'attività lavorativa è tenuto a versare  di un contributo addizionale, calcolato in rapporto alle retribuzioni perse. Tale contributo non può essere inferiore all'1,5 per cento.

 Per il Fondo di integrazione salariale ed il Fondo di solidarietà di Bolzano-Alto Adige la misura della contribuzione addizionale a carico dei datori di lavoro, connessa all'utilizzo delle prestazioni di integrazione salariale, è stabilita dalla legge nella misura del 4 per cento della retribuzione persa, mentre per il Fondo Trentino la contribuzione addizionale stabilita dalla legge è pari al 4 per cento della retribuzione persa, elevato all’8 per cento per i periodi di integrazione salariale successivi alle prime 13 settimane nel biennio mobile.

 Per gli altri Fondi la contribuzione addizionale è pari all’1,5 per cento della retribuzione persa.

A partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione della prestazione  l’azienda è tenuta al pagamento del contributo addizionale calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore di lavoro non prestate.
 In particolare nel  flusso UniEmens del mese di paga successivo alla data di autorizzazione l’azienda è tenuta a esporre, oltre al contributo addizionale del mese in corso, anche il contributo addizionale riferito a periodi di autorizzazione che insistono sui periodi di paga intercorrenti fra la data d’inizio della sospensione/riduzione dell’attività lavorativa e quello in cui ricade il provvedimento di concessione della prestazione, e ad assolvere i conseguenti obblighi contributivi.

Dal secondo mese di paga successivo al rilascio dell’autorizzazione, l’azienda è tenuta a esporre, mese per mese, il contributo addizionale riferito ad ogni periodo di paga, operando i relativi versamenti.

 Se l’autorizzazione è concessa nel mese in cui termina l’evento di assegno ordinario o di solidarietà, l’azienda è tenuta a versare l’importo del contributo addizionale per l’intero periodo autorizzato nel mese successivo a quello di rilascio dell’autorizzazione.
 
Per tutte le istanze di integrazione relative a:
 
Fondo di integrazione salariale
Fondo di solidarietà del settore del credito cooperativo
Fondo di solidarietà del settore Trasporto pubblico
Fondo di solidarietà del Trentino
Fondo di solidarietà di Bolzano-Alto Adige
Fondo di SOLIMARE
Fondo Gruppo Poste Italiane
Fondo Imprese assicuratrici e società di assistenza
 
presentate a partire dal 1° gennaio 2018 e con decorrenza della prestazione dalla medesima data, i datori di lavoro o i loro consulenti / intermediari assoceranno  un codice identificativo (Ticket di 16 caratteri alfanumerici) prelevato in servizio web o generato, con modalità analoghe alla CIG Straordinaria, dall’apposita funzione “Gestione ticket” presente sui servizi delle aziende e consulenti, nel menù della funzione “CIG – Fondi di Solidarietà”.

Messaggio 4476 su DSU e assegno di natalità

Dal 2015 l’ INPS gestisce le domande di assegno di natalità in oggetto e provvede al pagamento delle singole mensilità in favore dei soggetti aventi diritto. Le prime istruzioni sono state fornite con circolare Inps n. 93 dell’8 maggio 2015.
 
Da una verifica nella procedura di gestione delle domande di assegno è emerso  che molti utenti, avendo presentato domanda di assegno per gli anni 2015/2016, non hanno provveduto alla presentazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), utile al rilascio dell’ISEE per l’anno 2017. Questa mancanza ha causato  la sospensione dell’erogazione dell’assegno per il 2017 .
 
L’INPS per riattivare il pagamento della prestazione , ferma restando la permanenza dei requisiti di legge, ricorda  con il messaggio in discorso che è  necessario che gli utenti aventi diritto presentino la Dichiarazione Sostitutiva Unica per l’anno in corso entro e non oltre il prossimo 31 dicembre 2017. Questo adempimento è necessario ai fini dell’ISEE minorenni 2017.
 
La  sussistenza di un ISEE valido  nei singoli anni di concessione del beneficio è un requisito previsto dalla legge per la domanda e per la fruizione delle prestazioni negli anni di riferimento .
La mancata presentazione della DSU entro il 31 dicembre 2017 avrà come conseguenza non solo la perdita delle mensilità per l’anno 2017, ma anche la decadenza della domanda di assegno presentata nell’anno 2016 (e in alcuni casi nel 2015).
 
L’INPS precisa che al verificarsi della decadenza, l’utente, che ha presentato domanda nel 2016 ancora in possesso dei requisiti di legge, potrà presentare una nuova domanda di assegno nel 2018, per il periodo residuo, ma senza possibilità di recuperare le mensilità dell’anno 2017 e con attivazione del beneficio dalla data di presentazione della domanda.
 
 
L’Istituto a riguardo fa delle esemplificazioni per comprendere meglio la casistica :
 
Nascita del figlio avvenuta a maggio 2016. Si ipotizza che l’utente abbia presentato la DSU a giugno 2016 e la domanda di assegno a luglio 2016 (la DSU presentata a giugno è valida se nel nucleo è presente il figlio per il quale è richiesto l’assegno; diversamente, la DSU va nuovamente presentata). L’utente, in presenza di tutti i requisiti di legge, percepisce l’assegno fino a dicembre 2016.
 
L’utente non ha ancora presentato la DSU per il 2017 e quindi l’Istituto ha sospeso l’erogazione delle mensilità di assegno relative all’anno 2017. Sono prospettabili due casi esemplificativi.
 
Caso 1 – l’utente presenta la DSU entro il 31 dicembre 2017: la domanda sospesa viene riattivata e quindi riprende l’erogazione dell’assegno dal mese successivo alla presentazione della DSU, con pagamento anche delle mensilità 2017 arretrate. La DSU presentata entro dicembre 2017 ha validità fino al 15 gennaio 2018 e consente l’erogazione dell’assegno per le mensilità dell’anno 2017.
 
Caso 2 – l’utente non presenta la DSU entro il 31 dicembre 2017: la domanda di assegno presentata a suo tempo nel 2016 decade e le mensilità dell’anno 2017 non possono più essere corrisposte. In questo caso l’utente potrà presentare una nuova domanda nell’anno 2018; tale nuova domanda consentirà, in presenza dei requisiti di legge, il pagamento dell’assegno nell’anno 2018, a decorrere dal mese di presentazione della domanda stessa, ma non consentirà comunque il recupero delle mensilità dell’anno 2017.
 
 
 
Le DSU hanno validità fino al 15 gennaio dell’anno successivo a quello in cui sono presentate.  Il beneficiario dell’assegno però deve rinnovare la DSU, ai fini della verifica annuale dell’ISEE, per ciascun anno di spettanza del beneficio

Nota della CNCE del 3 11 .2017 su Regolamento (UE) 2016/679

La CNCE , tramite  il proprio sito istituzionale www.cnce.it  , con nota del 3 u.s. fornisce alle Casse Edili  prime indicazioni sull’  applicazione del nuovo Regolamento (UE) 2016/679 (DRGP) inerente la protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali nonché alla libera circolazione di tali dati, dando altresì notizia  che il Garante per la privacy ha elaborato una prima guida  che fornisce il quadro generale delle principali innovazioni introdotte dalla normativa.

La nota del Garante indica  i comportamenti ed atti  da seguire nonché gli adempimenti necessari per la corretta applicazione che sarà efficace in tutti gli Stati membri a partire dal 25 maggio 2018. Da tale ultima data tutti i soggetti contemplati dalla normativa sono tenuti a rispettare il nuovo Regolamento che abroga la precedente Direttiva 95/46/CE.

La CNCE da quindi notizia che sta seguendo la materia e  si riserva di informare con tempestività le Casse Edili sulle future evoluzioni interpretative al fine di porre in essere i richiesti adempimenti. Ciò detto però la stessa CNCE sottolinea in questa prima nota gli argomenti che reputa essenziali sottoporre a tutte le Casse Edili.

 La normativa è diretta a tutti i soggetti che effettuino un monitoraggio regolare e su larga scala delle persone fisiche ovvero trattino su larga scala categorie particolari di dati personali (c.d. dati sensibili).Il nuovo Regolamento introduce numerose novità:

a)    il diritto alla portabilità dei dati, il diritto all'oblio (riconosciuto dai Giudici ad oggi ) ;
b)    il diritto di essere informato in modo trasparente, leale e dinamico sui trattamenti effettuati sui dati e di controllare gli stessi,;
c)    il diritto di essere informato sulle violazioni dei propri dati personali ("data breach", notificazione di una violazione di dati). Il Regolamento  riconosce quindi un livello elevato e uniforme di tutela dei dati ed è finalizzato a dare un maggiore controllo sull'utilizzo dei dati personali.

La CNCE ricorda altresì che  non dovrà essere richiesto un nuovo consenso laddove quello precedentemente raccolto risponda ai requisiti della nuova normativa.

Infine al  centro del nuovo quadro giuridico si trova la figura del Responsabile della protezione dei dati (RPD-DPO), nominata dal titolare / dal responsabile del trattamento.

Il RPD deve  facilitare l'applicazione della normativa anche se non è considerato personalmente responsabile in caso di inosservanza degli obblighi in materia di protezione dei dati che restano in capo al titolare / responsabile del trattamento. Il titolare del trattamento deve  effettuare una valutazione di impatto sulla protezione dei dati che deve avvenire sia preventivamente che nel corso del trattamento. Nel rispetto del principio di "protezione dei dati fin dalla fase di progettazione" (o data protection by design) il titolare del trattamento può chiedere l'assistenza del RPD affinché gli fornisca un "parere, in merito alla valutazione di impatto sulla protezione dei dati e sorvegliarne lo svolgimento ai sensi dell'art. 35".

Il responsabile della protezione dei dati deve avere precisi  requisiti come, quali  competenza nel settore , esperienza, conoscenze specifiche, qualità personali e organizzative ; deve essere in grado di svolgere un'opera di sorveglianza sulla corretta applicazione del regolamento europeo. Il RDP-DPO potrà essere nominato sia internamente che esternamente all'ente e sarà tenuto a presiedere i profili privacy, cooperando con l'Autorità Garante e riferire direttamente al vertice gerarchico del titolare del trattamento.

Sull’obbligo della tenuta del registro delle attività di trattamento, previsto dall'art. 30 del RGPD, lo stesso non è previsto per le organizzazioni con meno di 250 dipendenti anche se,  la CNCE sottolinea che , considerata la natura sensibile dei dati trattati dalle Casse Edili, non si esclude che l'obbligo possa gravare sulle stesse

Circolare 17 /2017 del Ministero del Lavoro su quinquennio e biennio mobile per le integrazioni salariali

Con la Circolare n. 17 del 08/11/2017 , resa pubblica il 10 u.s. , la Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e della formazione esamina l'articolato afferente al concetto di quinquennio mobile e di biennio mobile, quali durate massime dei trattamenti di integrazione salariale di cui al decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015,

Ed infatti l’art. 22  del citato decreto disciplina nel dettaglio le varie ipotesi  di  durate massime  nell’ambito del citato quinquennio mobile  :

“1. Per la causale di riorganizzazione aziendale di cui all'articolo 21, comma 1, lettera a), e relativamente a ciascuna unità produttiva, il trattamento straordinario di integrazione salariale può avere una durata massima di 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile.

2. Per la causale di crisi aziendale di cui all'articolo 21, comma 1, lettera b), e relativamente a ciascuna unità produttiva, il trattamento straordinario di integrazione salariale può avere una durata massima di 12 mesi, anche continuativi. Una nuova autorizzazione non può essere concessa prima che sia decorso un periodo pari a due terzi di quello relativo alla precedente autorizzazione.
3. Per la causale di contratto di solidarietà di cui all'articolo 21, comma 1, lettera c), e relativamente a ciascuna unità produttiva, il trattamento straordinario di integrazione salariale può avere una durata massima di 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile. Alle condizioni previste dal comma 5, la durata massima può raggiungere 36 mesi, anche continuativi, nel quinquennio mobile.

4. Per le causali di riorganizzazione aziendale e crisi aziendale, possono essere autorizzate sospensioni del lavoro soltanto nel limite dell'80 per cento delle ore lavorabili nell'unità produttiva nell'arco di tempo di cui al programma autorizzato.

5. Ai fini del calcolo della durata massima complessiva di cui all'articolo 4, comma 1, la durata dei trattamenti per la causale di contratto di solidarietà viene computata nella misura della metà per la parte non eccedente i 24 mesi e per intero per la parte eccedente.

6. La disposizione di cui al comma 5 non si applica alle imprese edili e affini.”
 
Il Ministero  fornendo anche varie esemplificazioni utili per i casi ricorrenti di volta in volta  specifica che per quinquennio mobile  deve intendersi quel lasso temporale pari a 5 anni che si calcola a ritroso  a decorrere dall’ultimo giorno di trattamento richiesto per ogni unità produttiva , costituendo periodo di legge di osservazione nel quale verificare il numero di mesi/settimane  di integrazione già concessi e quelli che residuano per altra fruizione . Pertanto se nell’arco temporale di osservazione risultano fruiti già 24 mesi di integrazione non sarà possibile ricorrere ad altra cassa.

Inoltre la Circolare 17 si sofferma anche sul c.d. biennio mobile utilizzato  per il computo di CIGO e Fondi di Solidarietà.

Per la CIGO è stabilito che possa essere fruita per 13 settimane , prorogabili fino a 52 settimane .

Pertanto in caso di una nuova domanda di CIGO dopo le predette 52 settimane continuative un nuovo periodo di tale ammortizzatore può essere fruito dopo la ripresa di almeno 52 settimane di lavoro .

Quando la fruizione della CIGO sia riferita a settimane non continuative  la stessa non può superare le 52 settimane in un biennio mobile.

Quanto sopra in base ai limiti  non è riferito alle causali EONE.
Anche per il FIS vi è la disciplina del biennio mobile : il fondo infatti garantisce un assegno ordinario per 26 settimane massime in un biennio mobile . Nel caso della solidarietà l’assegno può essere corrisposto per 12 mesi al massimo in un biennio mobile.

Pagina 1 di 70